giovedì 24 giugno 2010

La puccia culle ulie e il mare dei ricordi

« Il Salento è una terra di miraggi, ventosa; è fantastico, è pieno di dolcezza;
resta nel mio ricordo più come un viaggio immaginario che come un viaggio vero. »

(Guido Piovene, Viaggio in Italia)


Nelle mie vene scorre sangue salentino. Padre, nonni e molti altri prima di loro. Inevitabile quindi non amare questa terra rossa come il mattone, le sue case bianche e terrazzate, il suo mare intenso e profondo, impossibile non restare incantati da questo estremo lembo di Puglia, chiamata dai Greci Messapia, terra fra i due mari, lo Ionio e l'Adriatico.
Io, da bambina, in quel mare, lo Ionio, facevo il bagno e tutte le estati diventavano magiche.
La magia era data dalle avventure che ci faceva vivere ogni giorno la nonna appena aprivamo gli occhi la mattina. Una colazione semplice ma insolita fatta di frisella con pomodorini, sale e olio e via al mare, alla scoperta di conchiglie, patelle, cozze e sassolini colorati e poi in acqua a cercare i ricci sui fondali, sugli scogli e ancora lunghe passeggiate accompagnate da storie bellissime. E poi a casa a fare la doccia all'aperto vicino all'albero di fico mentre "le donne" preparavano il pranzo. Uno potrebbe immaginarsi il pranzo estivo in modo fugace. E invece i pranzi a casa della nonna erano trionfi di verdure, pesci, formaggi e buonissime e fragranti pucce culle ulie , dei panini con le olive, i pomodorini e la cipolla, tipici del Salento. A lecce e provincia non c'è forno o rosticceria che non abbia le pucce, di diversi formati, di diversi gusti ma sempre pucce.
Queste immagini di vita mi fanno pensare ai film di Ferzan Ozpetek, dove la cucina ha sempre un ruolo importante se non fondamentale. Cito un estratto di una sua testimonianza riferita al suo ultimo film "Mine Vaganti", girato proprio nel Salento.

“E’ vero, la cucina è molto importante nella mia vita. Fin dall’infanzia la tavolata è stata per me qualcosa quasi di sacro. Le tavolate mi sono sempre piaciute. E poi sono stato influenzato dalla cucina del Salento, la varietà di colori, i preparativi con cui ci accoglievano. Ma ho girato questo film senza pensare ad un discorso che continua, ho inserito istintivamente ciò che mi piaceva” .

Alla sera si faceva la passeggiata sul lungomare e si comprava alla modica cifra di 500 lire un calzone fritto e farcito di pomodoro e mozzarella o un rustico, il mio preferito, una sfoglia ripiena di pomodoro e besciamelle, cotta al forno. Ho ancora l'acquolina in bocca al pensiero.
Sono ricordi così vivi dentro di me che è difficile dimenticarli. E perchè mai dimenticare momenti felici della vita?
Oggi per voi, preparo la puccia, non sarà quella tradizionale salentina ma era quella che faceva la mia nonna, quindi con un valore aggiunto.
Ingredienti:
500 gr di farina
1 cubetto di lievito di birra
30 gr d'olio
250 gr di acqua
1 cucchiaino di sale fino
10 pomodorini ciliegino o pachino
1 cipolla di Tropea
origano q.b.
5 olive nere

Preparazione:
Impasto la farina con il lievito sciolto in un pò d'acqua tiepida, aggiungo il sale, l'olio extravergine e l'acqua fino a quando il composto avrà una consistenza compatta ma appiccicosa. Faccio lievitare per un'ora e mezza, due ore in una ciotola coperta da un panno.
Nel frattempo taglio i pomodorini, la cipolla e le olive a dadini. Quando l'impasto è lievitato aggiungo tutti gli ingredienti compreso il sale e l'origano e impasto il tutto formando una pagnotta o tante piccole pagnottine di pane che faccio cuocere in forno caldo per 30 minuti a 180°.

Il sommelier consiglia: Vinicola Resta, Le Vele Rosato 2008

5 commenti:

terry ha detto...

Io son cresciuta a Taranto per i miei primi 8 anni ed il salento e il litorale ionico sono vivi nei miei ricordi! ci son tornata settimana scorsa...che posti e che mare....e che bontà le pucce... mi ricordo le passeggiate lungo il mare con le pucce in mano!!! provarò a rifarle!
brave!

Paola ha detto...

quanti giorni durano le pucce? voglio provare a farle! io spero tanto di tornarci quest'estate, i miei nonni sono di Fasano (dove c'è lo zoo!) e le mie estati di bamabina io le ho passate lì, nella nostra casa al mare, ma bello come il salento non ce n'è.. in ogni caso mi sono ritrovata nella descrizione dei cibi e sapori... il cacioricotta, le mozzarelle a treccia e a ciliegina, le uova fresche andate a comprare direttamente in masseria... il pesce fresco e l'ape che girava per il paese di mare con la frutta fresca... che bei ricordi davvero!

Angela Maci ha detto...

e già...ricordi e sapori vivi in ognuna di noi...é bello tutto questo ragazze. Non bisogna mai dimenticare.
Le pucce durano tre giorni, immagino...ma non sono mai durate più di qualche ora!!!quindi falle perchè avranno successo.
ciao, Angie

Paola ha detto...

fatte oggi, buonissime, grazie per la ricetta, le pubblicherò presto anche sul mio blog, ovviamente con il totale riconoscimento dei meriti a vostra nonna!!

Azzurra ha detto...

Stasera ho visto per la prima volta il programma sulla sette e edendo sottoscritto che sei una blogger mi sono incuriosita e mi ha fatto piacere vedere questo topic che parla del Salento, una terra che mi ospita da 30 anni e la cui cucina mi ha letteralmente concquistata quasi da prediligerla alla mia cucina d'origine (Sardegna)per la sua genuinità.
Conosco bene i sapori e i profumi della campagna e dello Ionio (Santa Maria al Bagno) dove abito a due passi dagli scogli da dove non vedo l'ora di tuffarmi non appena il caldo si presenterà.
Ciao Azzurra

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