venerdì 29 luglio 2011

Fritturina in crosta di riso


Adoro le fritture. Soprattutto quelle di verdure, ma preferisco sempre mangiarle al ristorante o in strada (street food).
A casa non è mia abitudine friggere (come Chiara), un po' per credere di mangiare più leggero, un po' per evitare che la cucina diventi una friggitoria. Prediligo le cotture al forno.
Ci sono pero' momenti in cui l'olio bollente chiama e soprattutto la farina di riso comprata e mai usata.
Mi sono decisa: in casa non c'è nessuno, apro le due finestre della cucina e inizio a preparare la pastella a base di farina di riso, acqua e uova. Scelgo le verdure più belle, i polipetti lessi avanzati dal pranzo e inizio ad immergere ogni singolo pezzetto prima nella pastella e poi nell'olio bollente. Che piacere sentire il suono della frittura che frigola, bolle, si dimena nell'olio bollente formando una deliziosa crosticina.
Mai provata la farina di riso? Ve la consiglio. Frittura croccante e asciutta.

Buon week-end a tutti voi.

giovedì 28 luglio 2011

Tortini ripieni alla crema di nocciole

I simil pasticciotti li avevo fatti qui e qui (con frolle diverse).
Quelli di oggi invece hanno una forma da vero e proprio tortino fondente ... ma sono in realtà crostatine ripiene!
Dopo centinaia di biscotti, mi era avanzata ancora molta frolla e allora, per cambiare un po' ho inventato questi tortini. Avete presente gli stampini da fondant, quelli in alluminio? Ecco, prendere quelli e create i vostri ripieni, come più vi piace. Come se fosse un maxi cioccolatino, ma meno cioccolatoso :-)


mercoledì 27 luglio 2011

Cantucci con farina di farro, uvetta e pinoli


Ci sarà sicuramente qualcuno di voi che penserà: perchè mai accendere il forno per fare i cantucci, con queste splendide giornate di sole, calde e afose?
Io vi rispondo: dove vivete??? Perchè a Nord-Est è brutto, dappertutto o quasi. Piove e fa freddo!
In montagna 6°!!!A Treviso 20°!!! Oggi 27 luglio sembra una giornata d'autunno. E non solo oggi.
E allora capirete perchè mi fa piacere accendere il forno come in una splendida mattinata d'autunno.
I cantucci ve li ho già proposti qui con tè matcha e pistacchi. Oggi invece ve li regalo con farro, uvetta e pinoli. Molto, molto buoni. Credetemi sulla parola.
Li ho preparati e poi fotografati in un angolo di giardino con il sole che scaldava e impreziosiva con i suoi raggi ogni pezzetto di uvetta, ogni singolo biscottino.
Provateli se potete, fatti in casa hanno una marcia in più.
A cosa li abbiniamo? un buon Vin Santo come vuole la tradizione o uno Sherry, un Marsala, un Moscato  Rosa.


martedì 26 luglio 2011

Trattoria Caprese - Porto Cervo

Porto Cervo. Il paradiso della Costa Smeralda, con il mare che tutto il mondo ci invidia, le spiagge incontaminate, gli ospiti vip e i prezzi inaccessibili ai più.
E proprio a Porto Cervo, precisamente ad Abbiadori, voglio consigliarvi un posto dove mangiare specialità campane e, sicuramente la pizza più buona della Costa Smeralda.
La Trattoria Caprese nasce a Napoli, per poi espandersi in diverse città italiane, fino ad arrivare in Sardegna due anni fa.
Ho conosciuto uno dei soci proprietari in spiaggia e, convinta da alcuni amici, sono andata a testare la sua cucina. Io, che le specialità campane le conosco fin troppo bene, parto sempre molto scettica sulle catene di pizzerie e sull'effettiva qualità degli ingredienti. Ma scettica non vuol dire prevenuta.

- Partiamo da un presupposto abbastanza significativo. Vado in Sardegna da circa 20 anni e mai come negli ultimi tre anni ho visto chiudere ristoranti, locali e bar. L'iniziale crisi sembrava placata dal turismo prevalentemente russo, che ad oggi evidentemente ha scelto ancora altre spiagge. Pochissima gente e ristoranti, quei pochi, sempre vuoti -

E infatti, qui mi sono ricreduta. Altro che "Il pomodoro" a due passi dalla piazzetta di Porto Cervo. Una pizze veramente napoletana, con ottimo impasto e lievitazione e con ingredienti freschissimi.
Una parmigiana di melanzane da riportarmi immediatamente indietro nel tempo, quando Santina ce la preparava da bambini ad Agropoli.
Mozzarella di bufala di Caserta. Buonissima, nonostante io preferisca quelle di Battipaglia.
Zeppoline ben fritte e non unte, frittura di pesce ottima e in quantità gigantesche,"impepata" di cozze gustosa e lo stesso per il carpaccio di tonno, con un pesce molto fresco.
E poi salumi, ricottine, formaggi, arancini, crocchè, pasta cresciuta, verdurine e sfizioserie della casa (come in ogni ristorante napoletano gli antipasti sono già un pasto completo ed ipercalorico).


Nonostante gli antipasti mi avessero saziato abbondantemente (le porzioni sono decisamente generose), potevo non assaggiare due primi? Ottima la pasta fatta in casa, troppo salato il condimento. Il proprietario mi spiega che si tratta della qualità dei frutti di mare e io gli credo.
Nel complesso, discretamente buoni.

Meno buoni i dolci, ma ammetto di non aver assaggiato la pastiera, loro punto forte. Ho mangiato capresi al limone e al cioccolato migliori e, nonostante il mio amore per i dolci, avrei preferito fermarmi all'ultima portata salata.

Punto di forza l'incredibile rapporto qualità-prezzo (prezzo medio 35 €). Ma anche l'accoglienza splendida e "partenopea", la gentilezza e la spontaneità dei camerieri, l'arredamento "caprese" e le immancabili stoviglie di Solimene che in famiglia adoriamo.

Per chi si trovasse nei paraggi, provatelo e fatemi sapere le vostre impressioni!

Il locale si trova a Porto Cervo, ma anche a Napoli, Bergamo, Monza e Brescia.
Per info - tel. 0789/971025

Parmigiana di melanzane al doppio cioccolato e amarene?

Avete capito bene.
Giornate a sperimentare ricette salate con le Amarene Fabbri ... ed eccoci qui.
Proprio oggi trovate, sul sito dell'Amarena più famosa d'Italia, la mia ricetta salata e cioccolatosa.
Insomma, con le mie origini mediterranee, potevo non abbinare melanzane e cioccolato? 
E l'amarena, in questo caso dà sicuramente quel tocco in più.

Intanto vi lascio uno scatto, ma se vi viene l'acquolina in bocca ... andate a leggere la ricetta qui!

lunedì 25 luglio 2011

La Colti, agriturismo Cannigione, Sardegna


Un venticello lieve muove le fronde degli alberi. La ghiaia scricchiola sotto i sandali. In fondo, la sagoma di un vecchio casale rosa che si apre in una rustica e accogliente corte dai colori tenui e delicati.
Siamo a Cannigione, in provincia di Olbia-Tempio, a pochi passi da Arzachena, nella splendida Costa Smeralda, in Gallura. E proprio nel paradiso di acque cristalline, residence da sogno, campi da golf, porti turistici e locali alla moda che si materializza questo luogo incontaminato, questa struttura agrituristica che offre al cliente locale o turista, il modo di estraniarsi dalle luci e dalla confusione dell'estate smeralda e vivere la vera Gallura, la vera Sardegna.


Entriamo nel locale ed ecco che l'atmosfera si fa calda, familiare. Per un attimo dimentichiamo di essere in vacanza al mare e ci lasciamo guidare dalla cucina tipica di questi luoghi. Qui non compare il menu, il pescato del giorno in bellavista, non ci sono neon luminosi e neanche volti noti dello spettacolo.


Ci sediamo. Tavoli in legno d'olivo, tovagliette in cotone color vaniglia, piatti e bicchieri semplici, luci soffuse e colori pastello alle pareti, fiori, piante, erbe aromatiche ovunque e un buon profumo di cose buone.
Un buon inizio.
Una sorridente signorina ci porta le bevande e poi con rapidità (a volte eccessiva) un susseguirsi di antipasti di terra di vario genere (dai salumi locali, alle verdure in pastella, ai formaggi di capra e pecora), per poi continuare con i primi classici della cucina gallurese: i puligioni, tipici ravioli ripieni di ricotta, conditi con salsa al pomodoro, la dorata e caldissima suppa cuàta (un piatto di facile realizzazione ma che ha bisogno di amore, ingredienti giusti  e calore per essere esaltata al meglio: è una zuppa di pane, formaggio fresco a fette, coperta di brodo di manzo o pecora e lasciata cuocere a dorarsi in forno caldo.) 
In Gallura non c'è agriturismo o ristorante che si rispetti che non faccia la suppa cuàta. Ma è anche vero che molti cercano di utilizzare brodi vegetali, formaggi stagionati, verdure lesse o anche pesce. Diffidate.
La suppa si riconosce dal profumo e dall'aspetto. Profumo di cose buone, aspetto appetitoso, croccante e dorato. E un consiglio: mangiate prima la parte interna, tenera, filante e per finire la parte croccante e saporita. Il piacere durerà più a lungo.


Ma il piatto forte, quello per cui vale la pena fare qualche km in più è il porcetto, porceddu, maialino allo spiedo fatto cuocere per ore. E alla fine della cottura questa preparazione antichissima raggiunge la sua esaltazione massima. La cotenna del maialino diventa dura, del colore della terracotta, croccante sotto i denti, e la carne è morbida e succosa e ha il profumo del mirto, del rosmarino, dell'alloro, ha il calore del fuoco. Il tutto condito con un vino rosso, senza pretese, della cantina di famiglia.


E per concludere la serata, una dolce sorpresa: le pardulas calde. Dei dolcetti ripieni di ricotta, chiamati anche ricottelle, deliziosi.
A cadenza settimanale a La colti si cambia il menu, cambiano i piatti in base alla disponibilità dei prodotti, alla fantasia delle cuoche. Si, in cucina ci sono le donne e allo spiedo un uomo, come nella più antica tradizione di famiglia.



sabato 23 luglio 2011

Progress settimanale

15 febbraio 2009
Oggi è una di quelle giornate da smalto rosso, cerchietto con fiocco, trench beige e tacco alto. 
La dieta a punti non funziona. Ne ero certa, non so rinunciare al cibo. 
Ieri ho ricevuto una scatola di Baci Perugina e un dvd del Rocky Horror Picture Show. Sono single. Buffo San Valentino. 
Ho due biglietti per quella città sul comodino e una prenotazione all'Hotel Excelsior per 4 giorni, ma non so se avrò il coraggio di prenderlo, quel volo. 
Ho comprato un nuovo vestito ieri. Sono a quota 10 in un mese. Mi piace cambiare. Mi piace che gli altri mi guardino. E inizia a preoccuparmi il mio estratto conto. 
Ho il frigo ancora vuoto, niente acqua, niente coca light. Ho promesso a me stessa che non berrò alcool per un mese. Ma è l'unica cosa bevibile sparsa in questi pochi metri quadri, senza considerare una grappa quasi alla fine. Dovrai finirla prima o poi. In tutti i sensi. 
Rivedere una bella persona ieri sera mi ha fatto tornare il sorriso ma dimenticare le sigarette nella sua macchina me lo ha fatto perdere. Ho deciso che da domattina farò colazione. Basta americani con dietor al bar dell'ufficio. C'è un numero anonimo che mi perseguita da giorni. All'inizio ero incuriosita, ora decisamente infastidita. Tanto non rispondo, as always. Era solo a te che rispondevo sempre. Certo, quando chiamavi. Mi hanno regalato una pigotta e ho scoperto che devi compilare una cartolina con i tuoi dati e rispedirla alla bambina che l'ha creata. E' una sorta di adozione. Mi piace. Una sera senza Philip Morris, con il dente del giudizio che scalpita, il frigo vuoto e niente in tv, è davvero una sera diversa.

Non sono pronta a ricominciare domani, gente. Il tempo vola.

venerdì 22 luglio 2011

Crostatina 100% Sicilia

Una pasta frolla deliziosa e burrosa e un ripieno diverso dal solito. Avrei potuto usare la confettura alle fragole, mia preferita, ma ho preferito una composta alle arance siciliane, impreziosita da pistacchi croccantissimi. Potrebbe essere una ricetta siciliana, no?
Vi consiglio le monoporzioni come questa, risultano decisamente più carine e potete regalarle agli amici (esattamente come ho fatto io!).
Buon week end, gente.


giovedì 21 luglio 2011

Taboulè in verde


Quando studiavo a Parigi non abitavo in centro come molti studenti universitari fuorisede. E vi dirò che non ne ho sentito la mancanza. Passavo l'intera giornata a Parigi, città che come sapete adoro. Ma la sera tornare a casa era bello.
Vivevo nella Banlieue, per molti sinonimo di quartieri degradati  con situazioni di povertà, di droga e violenza. In parte è vero, non si può negare, dopo le rivolte cittadine avvenute nel 2005 caratterizzate da incendi, atti di vandalismo e violenza contro le forze dell'ordine.
Ma non è dappertutto così.
Innanzitutto la Baulieue non è la periferia (come molti erroneamente pensano) di Parigi bensì un insieme di paesi autonomi confinanti con la grande città.
Vivevo tra Marne la Vallè (Euro Disney per capire) e Parigi.
In un piccolo paese: Plessis Trevise.
Un appartamento in un stabile degli anni 80', vicini di cui non conoscevo l'esistenza e tanti negozietti e bar nei dintorni gestiti da persone che nel giro di pochi mesi sono diventati amabilissimi. Perchè a quanto ne dicano, i francesi non sono poi così male. Se ti mostri affabile e gentile, aggiungo io.   
Ogni giorno per arrivare a Censier, dove studiavo, prendevo un bus, un treno e due metro. Non male, eh? Circa 1 ora e 15 di viaggio tutti i giorni (ho vissuto anche io la metropoli!)
Mi direte, e perchè mai farsi ogni giorno 1 h di viaggio? Plessis Trevise era il paese dove vivevano cari amici francesi che mi hanno affittato uno studio. La sera uscivo con loro, andavamo in locali francesi autentici. Con la macchina andavamo ovunque, ho visitato paesi, castelli, mercati , quartieri che non avrei visto altrimenti. E poi mi sentivo una privilegiata. Parlavo francese. Quando vivi da studente la Parigi universitaria, cerchi di fare gruppo con i tuoi simili. Io volevo l'opposto, volevo vivere un anno da francese e così è stato. Sono arrivata a sognare in francese!
Sono scelte, io ho scelto di vivere la mia Parigi.
 
A vent'anni non vai tutti i giorni a mangiare al bar o al ristorante, non te lo puoi permettere.
Così una volta a casa mi preparavo insalate fresche o taboulè speziati da mangiare con gli amici nel giardino della facoltà o in alcuni posticini incantati che Sandra mi faceva conoscere. 
Sandra è la mia amica francese di origine portoghese. Parigi è piena di portoghesi.
Insieme frequentavamo il corso di letteratura. Quanto abbiamo parlato, quanto cose ci siamo raccontate.
Ricordo ancora quando si avvicinò a me che ero appena arrivata. Unica italiana in un corso di soli francesi.
Nessuno mi filava, i parigini sono un po' snob. Tranne lei, saranno le origini portoghesi o semplicemente l'apertura mentale.
Mi sorrise e mi diede il benvenuto in quell'ambiente un po' pesante. Da allora è nata una splendida amicizia.
E' diventata insegnante. Era il suo sogno e ci è riuscita. Si è trasferita in un appartamentino (vista tetti) nel cuore di Parigi dove vive col suo compagno, fotografo.
Ogni tanto mi capita di pensare a lei, di rivivere i nostri pranzi, le nostre pause, le nostre risate. La chiamerò uno di questi giorni.



mercoledì 20 luglio 2011

Scoprire Parigi.

Ho sempre pensato che Parigi non fosse la città per me. L'ho sempre stupidamente associata alle romantiche vacanze tra innamorati, agli artisti un po' snob, ai parigini con la puzza sotto al naso, ai racconti bucolici e provenzali che poco si addicono al mio stile.
Ma io detesto parlare di ciò che non conosco. Figuriamoci criticare.
E allora, ho deciso di tornarci, a Parigi. Dopo 10 anni.
E l'ho riscoperta, tra flashback e ricordi d'infanzia, tra paesaggi dettagliatamente descritti da mia sorella e persone cordiali, tra eclairs al cioccolato e macaron ai mille colori.
Una mappa, per non perdermi. Tre pagine di "things to do" di Angela, per non sbagliare. Una reflex, una cara amica e tanto sano shopping. Gastronomico e non.

Iniziando da qui.



martedì 19 luglio 2011

Salmone con pesche, albicocche e capperi


Un'idea carina per una cena veloce in giardino, con gli amici di sempre.
E' proprio quello che è successo a me pochi giorni fa prima di partire per il mare con i bimbi. Ultimi saluti agli amici più cari e una cenetta in giardino con candele, musica e colore.
Avevo comprato al mercato questi filetti di salmone per l'occasione ma volevo dare un tocco fresco e fruttato al piatto, così è nata questa ricetta con pesche e albicocche dolcissime e mature.
E vi dirò di più, ci ho messo pochissimo tempo. Vi va di seguirmi in cucina?


lunedì 18 luglio 2011

Cuochi e Fiamme - volete partecipare?

Nessuna ricetta, ma alcune dritte per partecipare alla prossima edizione di Cuochi e Fiamme.


- foto di Paolo Ferro -

Per tutti coloro che mi hanno scritto e chiesto di partecipare come concorrenti della nuova edizione (dal controllore del treno Milano-Bologna alle persone incontrate per strada, alle mail ricevute) vi scrivo direttamente qui, indicandovi gli indirizzi utili.
Vi ricordo che le registrazioni inizieranno nel mese di Settembre 2011.

Se volete partecipare come concorrenti o come pubblico, scrivete qui:

cuochiefiamme@magnoliatv.it

Se volete seguirci su Facebook cliccate qui:

http://www.facebook.com/cuochiefiamme

E per rivedere le puntate in onda tutti i giorni alle 18.40 su La7, andate qui:

www.cuochiefiamme.la7.it

Su, su ... non fate i timidi! Vi aspettiamo!

Millefoglie di patate, robiola e salmone selvaggio

Appena tornata da Parigi. Per mercoledi vi preparerò il post con tutti i posti da visitare OBBLIGATORIAMENTE, ma anche le fotografie di una Parigi tutta da scoprire.
Intanto, per non lasciarvi un lunedi mattina senza ricetta, vi posto questa facilissima. Tre ingredienti possono rendere creativo un piatto, senza alcuna preparazione complessa? Certo che si.
Eccovi un esempio.



venerdì 15 luglio 2011

Pomodori rossi gratinati in forno con mozzarella di bufala


Sono nata in Emilia, sono cresciuta in Campania da padre leccese e madre bolognese, ho girato l’Italia, l’Europa, parte del mondo, adesso vivo in Veneto.
Tutto questo per dirvi cosa? Che nelle mie vene scorre sangue misto, scorrono sapori  e odori diversi assaggiati nel corso della mia vita: buona parte di essi mi hanno lasciato in bocca un ricordo autentico e particolare. Ma c’è un solo sapore che sento mio nel più profondo, che mi accompagna da sempre, che mi identifica: il pomodoro.
Il pomodoro sa essere il protagonista, sa stare in compagnia e dialogare con altri ingredienti senza mai essere invadente. E’ buono cotto, crudo, appena scottato, sott’olio, essiccato al sole. Per me una frisella senza pomodoro non sarebbe una panzanella, uno spaghetto sciuè sciuè non sarebbe tale senza la dolcezza e l’acidità leggera di un pomodorino del Vesuvio o un rosso di Pachino. E la caprese non sarebbe tale senza il cuore di bue della Penisola Sorrentina con il fiordilatte e il basilico fresco a foglia larga e riccia tipico del napoletano. Sono questi i sapori a cui non rinuncerei mai, sono questi i profumi che mi avvolgono da sempre nonostante non mi possa definire del tutto meridionale, non mi possa definire del tutto settentrionale. Ma sono italiana e amo i sapori autentici e genuini della mia terra. Se viaggio ne sento la mancanza ma non rinuncio a sperimentare nuovi sapori, insoliti accostamenti tipici di quel determinato territorio o di quel ristorante. Trovo sia bello aprirsi al mondo e a sapori diversi, trovo sia stimolante imparare, conoscere e portarsi a casa un po’ di più. Senza mai abbandonare il proprio territorio, il proprio vissuto, le proprie radici. Sono quelle radici, diceva mia nonno, che ti permettono di viaggiare guardando e apprezzando il nuovo, lo straniero in modo cosciente e obiettivo.

La ricetta di oggi è un piatto della memoria. Del ricordo. E un ricordo se non è accompagnato da un profumo, da un sapore, se non è legato ad una sensazione, non ha memoria. I miei ricordi più belli sono tutti legati ad un odore particolare come questi pomodori al forno con basilico, mozzarella di bufala e origano. Un concentrato di sapore familiare unico e irripetibile. Un gustoso e saporito contorno che mia madre ci preparava da bambini quando abitavamo ad Agropoli e le materie prime erano eccellenti e arrivavano ogni giorno fresche dall'orto dietro casa.
Mi sembra questa la stagione giusta per condividere con voi questa ricetta che ha il colore del sole e il gusto del Mediterraneo.



lunedì 11 luglio 2011

Bio-grafia di una storia. Il contest.

"Il viaggio non finisce mai. Solo i viaggiatori finiscono. E anche loro possono prolungarsi in memoria, in ricordo, in narrazione. Quando il viaggiatore si è seduto sulla sabbia della spiaggia e ha detto: "Non c'è altro da vedere", sapeva che non era vero. Bisogna vedere quel che non si è visto, vedere di nuovo quel che si è già visto, vedere in primavera quel che si è visto in estate, vedere di giorno quel che si è visto di notte, con il sole dove la prima volta pioveva, vedere le messi verdi, il frutto maturo, la pietra che ha cambiato posto, l'ombra che non c'era. Bisogna ritornare sui passi già dati, per ripeterli, e per tracciarvi a fianco nuovi cammini. Bisogna ricominciare il viaggio. Sempre. Il viaggiatore ritorna subito. -Josè Saramago-

Ci sono luoghi, ci sono momenti, ci sono persone che ti restano dentro.
Mi trovo a Braccagni, mentre inizio a scrivere questo post. Ci sono persone che, per fermare un'emozione, decidono di fotografarla. E in un scatto conservare un ricordo. Io, oggi, ho sentito il bisogno di scriverlo.
Braccagni è un piccolo paese nella provincia di Grosseto. Siamo nella campagna toscana ed è qui che vivono Stefano e la moglie Caterina. Hanno lasciato la città e hanno scelto di vivere qui. Hanno un figlio di 4 anni che senza problemi riconosce un albero di albicocche da uno di mele, che non ha paura degli insetti e respira ogni giorno natura.
Stefano è un fattore e le sue sono coltivazioni biologiche (albicocche, pere, mele). Oggi sono qui per le albicocche. Voglio raccoglierle, assaggiarle, toccarle. Voglio capire cosa vuol dire biologico e voglio stupidamente capire perchè in tanti lo scelgono come "migliore".


Stefano lavora per Alce Nero e Mielizia, una società di agricoltori biologici, apicoltori e produttori equosolidali, composta sia da soci agricoltori (in questo caso La Cesenate), sia da aziende di trasformazione, consentendo così il controllo della filiera dal campo al prodotto finito. Qui si lavora insieme.
Perchè "fare insieme non è mai banale ma il risultato di una scelta. La scelta del fare e del cambiare (lo stato delle cose presenti). Una scelta  consapevole del fatto che soli non si può, non si riesce.
Una scelta che ha una missione, profonda , con obiettivi chiari e così condivisi da mettere spesso da parte molta della propria  soggettività individuale" (Lucio Cavazzoni, presidente Alce Nero e Mielizia).


Mi accolgono nella loro splendida casa costruita con pietra a vista e, mentre pranziamo sul prato, all'ombra di un ulivo, Stefano mi racconta che quella che sto mangiando è un'albicocca cafona. Sorrido. Penso al pane cafone tipico delle mie zone d'origine e penso che sia buffo utilizzare questo aggettivo per catalogare i prodotti migliori.
Le altre varietà si chiamano portici, dulcinea e san francesco.


Sono circa 1000 i quintali prodotti ogni anno, ma questo è un anno sfortunato. Le temperature climatiche e le condizioni atmosferiche non hanno reso possibile la produzione dell'anno passato.
Ma la qualità è eccellente.
Le annuso e ne divoro una, guardando compiaciuta il fattore e la moglie.


Mi chiedo cosa la renda così "saporita" e Stefano mi racconta che, rispetto ad una coltivazione normale, ci vogliono più tempo, più cura e più pazienza. 
Il biologico non prevede concimazioni con fertilizzanti chimici, nessun utilizzo di sostanze chimiche di sintesi e un ambiente incontaminato. Quello che si usa sono letame e pellettati organici.
Utilizzano tecnologie avanzate basate sull'uso di calore e freddo e, grazie all'elevato livello di automazione raggiunto,  possono lavorare grandi quantitativi in tempi brevi, mantenendo inalterata la freschezza della materia prima e salvaguardando le proprietà organolettiche e nutrizionali. Dal momento del raccolto al momento della lavorazione passano al massimo 24 ore.
Gli agronomi dell’azienda scelgono le varietà da coltivare e forniscono assistenza tecnica agli agricoltori durante tutto il ciclo agronomico, controllando periodicamente coltivazioni, in particolare al momento del raccolto per garantire la giusta maturazione dei frutti.


Sono quindi prodotti che, per essere esenti da residui chimici e ottenuti in modo biologico e sostenibile, richiedono tempo e sforzi maggiori. Il biologico è una scelta, mi fa capire.

Stefano mi racconta di aver fatto questa scelta qualche anno fa. Lo ha fatto rischiando, perchè sono stati necessari 2/3 anni per ottenere una produzione significativa con la coltivazione biologica, e i controlli sono tanti e costanti.
L'ha fatto per scelta. Che sia per etica o meno, non spetta a me stabilirlo. Apprezzo chi fa delle scelte. Ancora di più chi le fa perchè sceglie il giusto. Per sè.


La moglie sorride e sbuffa "l'è anche faticoso 'sto biologico".
Mi verrebbe da dirle che quando è faticoso c'è più gusto, chè è un po' il mio motto di vita, ma sto zitta. E capisco che faticoso sia non trovare il proprio marito nel letto in piena notte perchè alcuni concimi vanno distribuiti con il buio, perchè le coltivazioni vanno seguite come fossero dei figli, perchè non esistono estati e vacanze, all'inizio. Ma godono nel raccontarmi del loro figlioletto che all'asilo spiega ai compagni che la frutta biologica è più buona. E la cosa mi fa pensare. Strano.


E' un po' che ci ragiono su. Ho sempre pensato di essere la "cittadina" per eccellenza. Ridevo quando mio fratello o gli amici più grandi mi parlavano di campagna e di bisogno di "aria".
Poi, d'un tratto, crescendo, senza accorgermene mi sono scoperta con la stessa esigenza.
Il bisogno di spazi aperti, la voglia costante di mare, la necessità di verde intorno, di genuinità. Quella genuinità ai più sconosciuta, che speri di comunicare attraverso un blog ma non sempre è possibile.
In fondo, io in campagna ci sono nata. E sono "emigrata" nella industriale Milano convinta di essere una ventenne da azienda, io.
E mi ritrovo a 27 anni, a scrivere di me, della mia vita, dei miei sogni, all'ombra di un albero di albicocche, nella campagna toscana.
E penso di non aver mai capito niente. O forse, ho capito tutto.
"Come si cambia, per ricominciare", cantava qualcuno.

Ho raccolto 5 albicocche, e mi sono seduta qui, all'ombra. E qui, al calare del sole, mangiandone una dopo l'altra, vi ho raccontato la mia storia. Quella di una ragazza che ormai conoscete bene, che d'un tratto sceglie la natura, la genuinità, il sorriso delle gente che a contatto con il territorio ci vive, davvero.

- E questa la mia ricetta, pensata e creata con le albicocche raccolte oggi:
Tartare di branzino con albicocche, basilico e mandorle fresche. 
Facilissima e divina. Basta tagliare tutti gli ingredienti a pezzettini piccolissimi e condirli con un ottimo olio extra vergine di oliva. E la semplicità ripaga sempre :-) -






E voi, fareste lo stesso?

Ricevo così tante mail di persone che sentono il bisogno di scappare dalla routine quotidiana, che avvertono l'esigenza di rimanere soli con se stessi per pensare o semplicemente per staccare con tutto, che hanno voglia di spegnere cellulari e computer e immergersi nella natura, dimenticando per un giorno il lavoro.
Avete voglia di raccontare ai vostri figli che le mucche non sono davvero viola e le fragole non nascono nel banco frigo di un supermercato?
Se la risposta è si, questo contest nasce per voi. Per voi che avete una storia da raccontare. Una storia legata ad un momento vero vissuto nella natura. Un momento di stacco, di sfogo, di gioia. Un momento di solitudine, un attimo d'amore, un pomeriggio con gli amici di una vita.
Un momento bio-grafico.
Ma soprattutto un ricetta legata a questo mondo.

Per partecipare è sufficiente inviare QUI una ricetta legata a una storia personale (o a una fotografia particolarmente significativa) che evoca ricordi piacevoli legati al biologico e al suo vissuto, in altre parole un “piatto” che unisce ricette, storie e il mondo del biologico.
Ecco le regole:

- Si può partecipare una sola volta
- Le ricette dovranno essere legate a una storia personale e parlare di biologico.
- Possono partecipare ovviamente tutti, anche chi non ha un blog
- OBBLIGATORIO inserire nella fotografia della ricetta il prodotto (uno a scelta tra la gamma di Alce Nero) o, in alternativa la citazione "Alce Nero".
- Per chi ha un blog, valgono anche le ricette già pubblicate (con citazione).
- I partecipanti dovranno esporre l'immagine dell'iniziativa sul loro blog, linkandola alla pagina di Fatti di Bio, e lasciare un commento e il link della ricetta nel post.




- Per chi non ha un blog, può inviare la ricetta corredata da una foto all’indirizzo mail: info@alcenero.it scrivendo nell’oggetto “CONTEST BIO-GRAFIA DI UNA STORIA”
- Il premio messo in palio è una giornata da protagonista con Chiara Maci da Alce Nero Caffè BIO di Bologna, con notte in hotel 4* a Bologna per 2 persone e un pacco di prodotti!
La giuria sarà composta da:
- Chiara Maci
- Due Responsabili dell'azienda Alce Nero e Mielizia S.p.A.
Regolamento su www.fattidibio.com

Pronti per la sfida?



sabato 9 luglio 2011

Griglie Roventi 2011



E’ tutto pronto: domenica sera 10 luglio 2011, a Belluno, in piazza dei Martiri, la prima serata dedicata alla manifestazione che da 5 anni ha rivoluzionato l’idea di barbecue italiano. Sto parlando di Griglie Roventi, un fenomeno che nasce da un'idea, dall'incontro di persone, da un'intuizione diventata concretezza nella primavera del 2006.
Una sfida che vede protagonista la carne italiana ma soprattutto l’abilità e la creatività dei concorrenti nel cucinarla su griglia bollente e ingentilirla con ingredienti e sapori del tutto personali.
In queste 5 edizioni sono state rappresentate trenta nazionalità differenti che a colpi di griglia e alte temperature si sono sfidati tra risate, fantasia ma soprattutto professionalità.
E se la cucina è donna, la griglia è uomo. Ahimè, devo ammettere che l’uomo ha una tale predisposizione e un tale tatto nei confronti del fuoco che i risultati si continuano a vedere anno dopo anno: a portare a casa il titolo di vincitore sempre un uomo che con carattere e forza riesce ad identificarsi nel fuoco e con esso tornare alle origini di ogni tempo.


Cambiano le materie prime, variano anche i gusti dei popoli ma il fuoco è sempre il collante che ci unisce e ci lega al nostro passato.
In Italia non c’è una cultura del barbecue come invece in altri paesi. Trovo quindi estremamente interessante nonché divertente dedicare uno spazio, una manifestazione, una sfida a questo metodo di cottura conviviale e rustico.
Griglie Roventi vuole essere un punto di ritrovo per gli amanti del fuoco, del gusto, delle sensazioni forti del palato.
Griglie Roventi è il modo di esternare la propria abilità di perfetto fochista e da quest’anno la grigliata diventa mista: non solo carne bovina ma pollo, maiale e coniglio per scoprire la variegata proposta del territorio dove nasce e dove ogni anno si svolge la manifestazione: il Veneto.



Ma posso svelarvi un piccolo segreto: dall’anno prossimo Griglie Roventi si sposta in tutta la Penisola e allora, mi raccomando, i veri amanti della carne alla griglia non possono mancare.
Se domenica sera passate da Belluno, fermatevi per un assaggio di gusto o per iscrivervi alla finale che si terrà il 28 luglio 2011. La spiaggia di Caorle sarà lo sfondo indiscusso di questo splendido evento. Il mare, il fuoco, la compagnia, il sapore originale e una giuria d’eccezione con volti noti del mondo dello spettacolo, dello sport e della gastronomia. E noi, le Sorelle in Pentola a raccontarvi la nostra serata…di fuoco.

venerdì 8 luglio 2011

Tortina della nonna scomposta

Appena tornata dall'ennesimo viaggio, trovo in frigorifero uova e latte uht. Nient'altro.
Ma, ovviamente, gente a pranzo. Certo, capiranno che sono stata via, ma ... posso non servire un dolcetto? No, è contro i miei sani principi. E così, una crema pasticcera doc, ma fredda, con spolverata di pinoli e biscottino di frolla.
Avete presente la torta della nonna? Ecco, forse anche più buona!




giovedì 7 luglio 2011

La mia cremosa carbonara


 Non vorrei sembrare presuntuosa o sentirmi superiore ai maestri di questo piatto della tradizione romana ma dopo anni di prove, posso con onestà affermare che anche io so fare la carbonara. Direte: e che ci vuole?
Vi assicuro che le ricette più semplici sono anche le più difficili da eseguire in modo perfetto. E poi ognuno ha il suo ingrediente segreto. E qual'è il segreto per una Signora Carbonara? La cremosità.
Molte volte si trovano uova strapazzate con la pasta, altre volte composti immangiabili e insapori. Ma trovare il proprio modo, la propria versione magari cambiandola di tanto in tanto in base agli ingredienti in casa o alla stagione è  davvero soddisfacente.
Oggi ho voglia di condividere con voi il mio modo di prepararla.
Siamo in luglio e mi rento conto che avreste voglia di qualcosa di fresco e leggero ma la pasta alla carbonara, come piatto unico credo sia sempre un buon motivo. Non credete?
Siete curiosi? Mi seguite in cucina?

mercoledì 6 luglio 2011

Angel Muffin o Angel Cake?

Questi muffin spumosi, morbidi e leggerissimi sono mini angel cake, nati per riutilizzare decine di albumi avanzati. Ne ho fatti una quantità industriale, ma non ne è avanzato neanche uno.
La mattina per colazione, con un velo di marmellata o con una crema di cioccolata e nocciole, sono insuperabili. E si mantengono cosi soffici per giorni (ma soprattutto non vi sentirete in colpa con la lina :-)).



martedì 5 luglio 2011

Poulet à la provencale


Vi ho già raccontato del mio soggiorno in Provenza qui e qui. Non ci posso fare niente, quando arriva l'estate la mie mente viaggia tra i ricordi più belli. Oltre al mare di Agropoli (che è tra i nostri, miei e di Chiara, ricordi più cari) c'è l'amata Francia. Vado in Francia da quando sono una bambina, i miei genitori me l'hanno fatta visitare in lungo e in largo trasmettendomi l'amore per questa terra amata-odiata da tanti.
C'è un libro di Antonio Caprarica, giornalista e inviato di Rai 1 che amo moltissimo per la freschezza, l'ironia e la genuinità dei suoi reportage. E' un piacere leggerlo e il suo libro "Com'è dolce Parigi...o no!? Perchè amare la Francia nonostante i francesi è un racconto autobiografico del suo periodo come corrispondente Rai a Parigi e l'aspetto che più mi ha colpito e che condivido è il voler andare oltre la prima facciata. Oltre il modo snob e presuntuoso della gente, oltre la cucina ricca di salse e creme, oltre il "noi siamo i migliori in fatto di cucina, vini e moda". C'è qualcosa che deve essere scoperto, qualcosa di autentico e affascinante. E allora compare la vera bellezza della Francia, la vera anima dei francesi. Non sono poi tutti così male aggiungo io. Sanno essere ospitali, generosi e tremendamente amici. Parlo per esperienze fatte in Provenza, in Normandia, in Bretagna, in Alsazia, nella Loira, nella Champagne, nella Bourgogne, nella Ville Lumière. Dico sempre che se non avessi conosciuto mio marito, sarei rimasta in Francia. Amo immensamente le dolci campagne della Bresse, del Perigord, della Provence, i porti di Honfleur, Deauville, Biscarrosse, le vie piccole e sconosciute del centro di Parigi, i mercatini dell'antiquariato di Colmar, di Bry, di Tours e potrei continuare per ore, giorni, settimane a ricordare non solo i luoghi ma anche i sorrisi dei francesi. L'ospitalità di Robert e Annie che mi hanno accolto nella loro famiglia come una figlia o l'esuberanza gentile di Sophie con cui ho trascorso momenti meravigliosi, la vecchia Jaqueline con i suoi capelli bianchi e le mani segnate dal tempo che guardando fuori dalla finestra, a Bourg-en-bresse,  mi raccontava dei poulet e poi ancora Stephane, Luc, Magali, Antoine, Martine, monsieur Marc e madame Vittelle. Tutti personaggi conosciuti e vissuti nel mio romanzo francese.
 Mi sono lasciata prendere dai ricordi, excusez-moi.
La ricetta di oggi è una preparazione tipicamente du Sud. Pollo, carne bianca che in Francia preparano in mille modi differenti, erbe aromatiche tipiche dei paesi mediterranei e tanto amore, quello non manca mai. Il tutto infornato a 180° per 40 minuti.
Profumi di lavanda, rosmarino, timo, salvia per un gusto e una succulenza uniche.
Mi seguite in Francia, ops, in cucina?

lunedì 4 luglio 2011

Marco Fadiga Bistrot - Bologna

Marco Fadiga Bistrot.
Nel centro di Bologna, esattamente dietro casa mia e a pochi passi dalle due torri.
Il ricordo di un ottimo ristorante e di un pesce freschissimo.  Un locale conosciuto a Bologna, dove ho deciso di tornare, con mia sorella e mia madre, per sperimentare qualcosa di nuovo.
Prenotiamo per 3, ore 21. Veniamo accompagnate al nostro tavolo con una carta dei vini.
Il menu cartaceo non esiste. Originale. Apprezzo lo spirito di diversificazione. I piatti sono scritti sugli specchi e su un cavalletto che viene spostato di tavolo in tavolo, a seconda dell'arrivo dei clienti.
4 antipasti circa. E lo stesso per i primi e i secondi. Poca, pochissima scelta. Ma optiamo per uno spiedino di bufala e crema di ceci.
Accidenti. Lo spiedino non c'è. E' stato sostituito da uno spiedino di polenta e salsiccia. A fine giugno. Cominciamo bene.
Io e mia madre ordiniamo un "Sembra una panzanella con gambero". A Bologna diremmo "sembra una panzanella, in realtà è una ferla (fregatura)". Servita in un calice da cocktai, due cubetti di melone, qualche accenno di sedano, UN GAMBERO. Ottima, ma una porzione così riesce a sfamare a malapena mio nipote di un anno. 9 euro.
La signora del tavolo accanto al nostro mangia il gambero e inizia a scavare nel bicchiere, in cerca di altri simili.
Mia sorella ordina invece un classico foie gras con brioche calda e rimane estasiata.
1-0 per il foie gras.
Proseguo con una tartare di orata con frutta secca e fresca. Molto buona. Porzione da nouvelle cousine che, a mio parere, è un po' in disuso. 15 euro.
Al "quasi stesso prezzo" della mia tartare, leggo di uno "spaghetto pomodoro e basilico più buono del mondo" e spero lo sia davvero per 13 euro, un tripudio di crostacei con astice per 78 euro, una "pizza marinara senza pizza" che mi incuriosisce, ma non a tal punto da ordinarla.
Il servizio è scadente. Mi dispiace dirlo, ma i camerieri non invitano certo a tornare. Il sorriso è un optional e io a queste cose ci guardo, sorry.
Angela sceglie un risotto squaquerone, pepe, olive nere e fiori di zucca. L'equlibrio è un miraggio. Il formaggio che copre completamente il sapore degli altri ingredienti, ma soprattutto gli altri ingredienti non pervenuti neanche con una ricerca accurata. La signora del tavolo accanto al nostro, intanto, continua a cercare i gamberi nella panzanella, non volendosene fare una ragione.

Speriamo di rifarci con i dessert. Mia madre e Angela si lasciano tentare dal punto forte del locale: il sigaro. Una cialda croccante di frutta secca con crema e salsa al sigaro Cohiba.
Io scelgo un pavè di cioccolato con gelato al cioccolato fondente.
Ora, io dico. Sul sigaro non mi esprimo, parlano i piatti rimasti quasi intatti delle mie compagne di sventura. Ma il mio pavè. Accidenti, abituata ai pavè di Trish.
Questo non è un pavè, chef. Questo è un tortino, talmente asciutto che necessita di qualcosa di cremoso e fresco in abbinamento. Ma non di un gelato al cioccolato fondente. Due gusti eccessivi insieme. Un abbinamento da "primi passi in cucina".
Risultato di questa cena: 45 euro a testa per mangiare una cucina assolutamente poco creativa, fatta di ottima qualità di pesce crudo, ma anche di braccino corto nel dosare questa prelibatezza.
Prezzi decisamente troppo cari, abbinamenti scontati e, personalmente, poca voglia di tornarci.
Ahimè, ce l'avevo proprio dietro casa.

- la signora ha dovuto rinunciare al gambero -

Tra Venezia e Trieste, una Favola sul mare.

"Di fronte al mare la felicità è un'idea semplice" - Jean Claude Izzo

Un viaggio andrebbe raccontato in modo distaccato e oggettivo, forse.
Ma quando c'è di mezzo il mare, mi riesce difficile scriverne senza emozioni. Mi conoscete, ormai.
Sono salita a bordo della Costa Favolosa, a Venezia, venerdi mattina e sono tornata a Bologna da poche ore. Tre giorni incredibili, fatti di ritrovate conoscenze e nuovi incontri, sapori di grandi chef per grandi numeri, un battesimo emozionante in una piazza suggestiva e toccante, un mare coinvolgente, ma soprattutto una nave, simbolo dell'orgoglio italiano nei mari del mondo.



domenica 3 luglio 2011

Benvenuto Luglio con un po' di novità.

Mentre leggerete questo post, io sarò in mezzo al mare e più precisamente a bordo della Costa Favolosa, per un week end all'insegna della gastronomia con Carlo Cracco, Massimo Bottura e Stefano Fontanesi.
Un evento dedicato ai giornalisti di cui vi racconterò al mio rientro domenica.

E così, un luglio appena all'inizio e tantissime novità in arrivo.
A cominciare da "Visto che buono", le mie 11 videoricette per Calvè, online sul sito e su youtube.Volete un assaggio? Eccolo!




sabato 2 luglio 2011

Buffo crescere.

9 dicembre 2008

Mi piace pensare che il 31 dicembre finisca un periodo, bello o brutto che sia. mi piace pensare che a gennaio si possa azzerare tutto e ricominciare completamente. mi piace pensare che i nani abbiano una vita e che se mi piacciono i dinosauri robot non è detto che io sia strana. lo sono per motivi decisamente più seri. mi piace pensare che le persone abbiano bisogno di me, mi piace pensare che qualunque sarà la mia scelta definitiva, qualcuno mi mancherà e a qualcuno mancherò. mi piace pensarmi sorridente, come in una foto sfuocata, come in un quadro.

Un primo piano di un sorriso.

mi piace pensare che ci sia una risposta a tutto, mi piace pensare che ci sia un disegno divino e che tutto torni, prima o poi. mi piace pensare che 25 anni siano l'inizio di un meraviglioso viaggio e mi piace pensare che tutti gli uomini che mi hanno vissuto accanto mi abbiano lasciato qualcosa. mi piace pensare che domani Milano sarà ricoperta di neve, che tra 20 giorni sarà dall'altro capo del mondo e che tra poco più di un mese sarà un nuovo inizio.
mi piace pensare che la mia fottutissima paura sia normale alla mia età e mi piace pensare che non sia giusto pensare. non cosi tanto.

ieri una persona mi ha detto che dovrei essere più spensierata. una persona di 40 anni.
buffo. ma anche no.
buffo è che un quarantenne dica a me di essere spensierata, buffo è che una che fino a qualche anno fa si colpevolizzava per la troppa "spensieratezza" ora ne sia completamente priva, buffo che per una come me, oggi, la spensieratezza sia una conquista.
un buon proposito per il 2009.
che rimarrà qui in questo cassetto, in questa casa, in questa città.
quando io non sarò più qui.

venerdì 1 luglio 2011

Bocconcini di mozzarella (di bufala) fritti


Qualche giorno fa mio padre mi porta da Battipaglia un cartoncino di gustosi bocconcini di bufala. La mozzarella è la mia passione da sempre. Da quando ero una bambina e in gita ci portavano a visitare i caseifici con assaggio di bocconcino ancora caldo: che ricordi gustosi.
Beh, tornando alle nostre mozzarelle, vi posso assicurare che nonostante il viaggio (1000 km) e il caldo di fine giugno, erano buonissime. Ma forse un po' troppe. Così invece di congelarle e utilizzarle all'evenienza (parmigiana, pizza, ripieni) ho pensato ad un aperitivo sostanzioso, da 10 e lode. Mi raccomando di utilizzare mozzarelle asciutte, non fresche di giornata, perderebbero troppo latte.
Quante cose ci sarebbero da dire sulla mozzarella. La vera mozzarella di bufala andrebbe mangiata al naturale. Niente olio, nè origano, nè sale. Per gustarla al meglio e sentirne il sapore autentico. E va conservata a temperatura ambiente, nella sua acqua, in una coppa. Si conserva così per 1 o 2 giorni. Passati questi giorni scolatela dalla sua acqua e riponetela in frigorifero. Potete mangiarla assieme ai pomodori per una caprese eccellente o utilizzarla in tante preparazioni creative o tradizionali. La mozzarella si presta davvero a moltissime ricette.
Ma la ricetta di oggi? Seguitemi in cucina.

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