lunedì 31 ottobre 2011

Cheese cake allo zafferano & melassa di fichi del Cilento

Esperimento.
Mi viene regalata, in quel meraviglioso posto che è l'Acqua Pazza di Cetara, una boccetta di melassa di fichi del Cilento di Santomiele. La assaggio e mi viene in mente il mosto cotto. me la immagino abbinata a carni particolari o a formaggi delicati. Improvvisamente penso ad una cheese cake. Perchè non farla con lo zafferano e poi assaggiarla con la melassa in abbinamento?
Beh, da perfezionare, perchè ho esagerato con lo zafferano...ma l'esperimento è riuscito.
Mangiate insieme erano vincenti. Da sola la cheese cake andava equilibrata. E io ci ho riprovato subito! 
ps. in tema di Halloween potrebbe essere una perfetta sostituzione della cheese cake alla zucca!


sabato 29 ottobre 2011

La Montanara. Quando è la tradizione a fare la differenza.

Quest'anno saranno 80 candeline. Un bel traguardo per un'azienda che della tradizione ne ha fatto un punto di forza.
La Montanara si trova nel cuore del Cilento, esattamente a S. Antuono di Torchiara.
Leader nella lavorazione e trasformazione di frutta secca, da sempre seleziona prodotti di prima scelta e fornisce durante l'anno la migliore frutta di stagione, per arrivare al consumatore finale con prodotti geunini, sicuri e gustosi.


venerdì 28 ottobre 2011

Apple crumble all'avena per prepararmi al compleanno.

Fra due giorni, il 30 ottobre, sarà il mio compleanno. 33 per l'esattezza.
Sarò in Toscana.
Con tutta la famiglia. Genitori, fratelli compresi.
Non vedo l'ora.
Ritrovarci tutti insieme non è facile per i vari impegni quotidiani e per la distanza chilometrica.
Ma quando ci sono le feste di mezzo, è d'obbligo stare insieme.
Ce lo imponiamo. Lo desideriamo.
I nostri genitori hanno sempre amato riunire tutta la famiglia. Hanno trasmesso questo anche a noi ed io spero di continuare questa tradizione con i miei figli.
Perchè stare insieme per condividere un momento di gioia, per condividere la famiglia è quanto di più sano, salutare e autentico esista.


Ma veniamo alla torta per il mio compleanno.
Non ho mai amato le classiche torte pompose e pasticciate con panna, creme e decorazioni varie.
Le trovo bellissime e ogni volta che le guardo in tutto il loro splendore ne rimango incantata.
Ma questa deve essere la mia torta e allora punto sulla semplicità.
Scelgo una torta calda e avvolgente.
Scelgo la mia stagione, l'autunno.
Scelgo una torta alle mele. La mia preferita.
Apple Crumble alle mele con una crosticina croccante e caramellata e un cuore morbido e profumato.
Dite la verità...non avete forse già voglia di un assaggio?

E con questa torta golosa vi auguro uno splendido week end. Halloween compleso.
E noi ci rivediamo lunedì con tanti racconti, ricette e immagini di una Toscana affascinante e suggestiva.

giovedì 27 ottobre 2011

Mezzepenne croccanti con cannellini ... in cocotte.

Non so dalle vostre parti, ma qui a Bologna si gela...in questo momento, mentre scrivo questo post, ci sono circa 4 gradi (e ho il riscaldamento rotto..).
Potete immaginarvi che scenetta simpatica. Io, due maglioni, una coperta di pile e una cocotte bollente a scaldarmi. Il contenuto?
Una pasta e fagioli cremosa, piccante e croccante!
Venite a scaldarvi con me?



mercoledì 26 ottobre 2011

Sua maestà la mozzarella in carrozza

"Quando arrivano in tavola questi fagottini ancora bollenti in cui mozzarella filante si adagia sulla dorata carrozza dei doratissimi dischetti di morbido pane che insieme a quello dell'uovo ne esalta il sapore, un briviso di golosità passa sui volti di tutti i commensali."
(Miseria e Nobiltà nella storia della cucina napoletana, 1999)

 Ho fatto una piccola ricerca etimologica tra i miei amati libri ingialliti di storia dell'alimentazione.
E quello che ho trovato sull'origine di questo nome (mozzarella in carrozza) sono tre versioni:
-Nel 1800 per trasportare i viveri si usavano le carrozze. E' il caso anche del  latte. Ma con il traballio della carrozza stessa, il latte si cagliava e arrivati a destinazione non era più latte ma formaggio fresco. Da qui mozzarella in carrozza.
-Ma la versione più citata è quella che vede la mozzarella  che si adagia su una dorata fetta di pane, in carrozza quindi, impanata e poi fritta.
-O ancora una visione un po' romanzata in cui la mozzarella si poggia sul pane e quando la si addenta fusa, "fila" creando le briglie, così pare vada in carrozza guidata dal nostro piacere di gustarla.

Fatto stà che questo piatto della tradizione napoletana è un boccone ghiotto e pieno di gusto che piace a grandi e piccini. E' una pausa che si prende volentieri.

 "La mozzarella fila, il pane ne sostiene il delicatissimo sapore, quell'aroma di perfetto fritto si sposa all'uovo che ha fatto un velo d'oro e, sì, tutto scivola come in una carrozza dalle grandi ruote per un viale lungo il mare, tutto diventa un solo boccone ghiotto, un felice addio alle pietanze cotte in attesa della frutta".(Partenope in Cucina, 1954)

martedì 25 ottobre 2011

Tenerina no farina!

La tenerina è un po' il nostro dolce. Originario di Ferrara, è un dolce che si trova facilmente nei ristoranti tipici bolognesi, magari accompagnato da una crema al mascarpone ... perchè noi non ci facciamo mancare niente! figuriamoci le calorie...!
Questa versione senza farina nasce ovviamente da un errore. Si può dimenticare la farina in un dolce? A quanto pare si. E quando pensi che sia tutto da buttare ... scopri un nuovo dolce, morbido, compatto e cioccolatoso. Senza farina ovviamente non si crea quella crosticina esterna che contrasta con il morbido ripieno, ma diventa comunque un'ottima versione (e si mantiene per giorni!).



lunedì 24 ottobre 2011

Voglia di sentirmi a casa, voglia di raviole

Sarà che ultimamente sono spesso in giro con Chiara per presentare il libro.
Sarà che le temperature si sono abbassate parecchio.
Sarà che abbiamo incominciato ad accendere il camino.
Sarà che ho montagne di panni da stirare e cambi degli armadi da fare.
Questa domenica ho voglia di casa.
Con la mia famiglia. In tuta, pantofole, coccole e riposo.
Ogni tanto ci vuole. E tra una camicia e un lenzuolo da stirare, voglia di preparare una frolla per i bambini.
Voglia di sentirmi a casa, voglia di raviole.
Le raviole rappresentano il mio confort food, la mia coccola, il mio tornare a Bologna, il focolare.
E soprattutto rappresentano il dolce ideale nella stagione fredda. Sarà perchè la mia mamma le preparava spesso per le nostre merende dopo la scuola, sarà per quel dolce ripieno di marmellata, sarà per lo zucchero a velo e la frolla leggera, le raviole sono i miei biscotti bolognesi preferiti.
Volete scoprire come si preparano? Seguitemi...



Ingredienti: per 30 raviole
550 gr farina 00

250 gr zucchero
250 gr burro
2 uova intere
1 pizzico di sale
un cucchiaino di lievito per dolci
un cucchiaino d'acqua
zucchero a velo
marmellata di fragole

Preparate la frolla lavorando il burro a temperatura ambiente con lo zucchero.

Aggiungete le uova, la scorza grattugiata di un limone e un pizzico di sale.
Inserite poi all'impasto il lievito e la farina un po alla volta. Aggiungete l'acqua che renderà l'impasto morbido.
Impastate il tutto fino ad ottenere un impasto compatto, che modellerete come una palla e terrete in frigorifero per circa 20 minuti, avvolto nella carta trasparente.
Questo passaggio è a vostra scelta, in questo caso l'ho tenuto circa un quarto d'ora, ma potete tranquillamente lavorare e stendere direttamente la frolla ottenuta.
Stendete poi la pasta con un mattarello e create con un bicchiere o un coppapasta dei cerchi che riempirete con un cucchiaino di marmellata di fragole ( o quella che preferite). Chiudete a mezzaluna le raviole e con l'aiuto di una forchetta sigillate bene affinchè il composto non fuoriesca in cottura.
Adagiate su una platta rivestita di carta forno e cuocete in forno a 180° per 20 minuti.
Lasciate poi raffreddare e spolverate di zucchero a velo.


domenica 23 ottobre 2011

Addio campione.

Questo non è un blog di informazione.
Questo è un blog di cucina.
Eppure.
Da quando ho inserito la rubrica "Io, in fila", in fondo, è diventato anche un indirizzo per tutti coloro che hanno voglia di raccontarsi, una voce per tutti coloro che hanno voglia di ascoltare, una spalla per tutti coloro che hanno voglia di piangere, uno stimolo per tutti coloro che vogliono cambiare città, lavoro, vita.
In fondo, è anche un blog di vita, di giovani, di confronti e di opinioni.

Oggi è morto Marco Simoncelli. Probabilmente pubblicherò questo post nei prossimi giorni e probabilmente da domani se ne parlerà sempre meno. Succede sempre così.
E' tutto oggi che guardo servizi in televisione. Non so perchè. Non ho mai capito niente di moto GP, nè ho mai seguito questo genere di sport. Eppure Marco Simoncelli lo conoscevo. Perchè era buffo, con tutti quei capelli. Era simpatico. Era solare. Come tutti i romagnoli. E si faceva ricordare, così.
Forse è tutto il giorno che guardo servizi a lui dedicati perchè era un ragazzo di 24 anni che aveva realizzato un sogno. Era un ragazzo romagnolo di soli 24 anni che ha lasciato una giovane fidanzata e due genitori che hanno assistito in diretta alla sua morte.
Io non so se sarebbe mai diventato Campione del Mondo, non so neanche se fosse uno dei migliori o no. So che quando ho saputo della sua morte, ho provato un momento di gelo.
E ho pensato alla sua famiglia.

E ho pensato che avrei voluto dedicare un post a lui, tutto qui.
Perchè avrebbe potuto essere un mio amico. Perchè era solo un giovane ragazzo di 24 anni che rincorreva un sogno. E lo realizzava.

Avevo voglia di dedicare un post a lui, tutto qui.
E non un minuto di silenzio, ma un minuto di sorrisi.
Perchè magari, lui avrebbe voluto così.

Agropoli, tra Tradizione, Innovazione e ...

... e Sorelle in Pentola!
Ebbene si, dopo la presentazione a Bologna e a Milano, arriva la presentazione del libro "In due c'è più gusto" anche ad Agropoli.
Ma andiamo per punti.

Perchè Agropoli?


sabato 22 ottobre 2011

E oggi? Bologna! Vi aspetto...

Bolognesi e non, io e Jessica, vincitrice del contest Alce Nero, vi aspettiamo in via Petroni, 9 alle 17!
Cucineremo insieme le pizzelle della Majella e un ricetta a sopresa direttamente dal libro "In due c'è più gusto!". Venite ad assaggiare?
Ci vediamo li!


venerdì 21 ottobre 2011

I malloreddus che salutano l'estate ...

Adoro i malloreddus, ma ormai questo lo sapete. Li compro ogni anno rigorosamente in Sardegna e li preparo per tutto l'anno con ogni tipologia di condimento. E' un formato di pasta che si presta magnificamente ai sughi corposi (tipo i ragù di carne), ma anche a quelli leggeri, di sole verdure.
Un esempio? Questo.
Un ragù vegetariano diverso dal solito. Niente peperoni e niente pomodori. Ma tutti ingredienti dell'ultimo minuto.
Da fare e rifare assolutamente!


giovedì 20 ottobre 2011

Bocconcini di pane ai pomodori secchi

Avendo avuto molto tempo a disposizione nel mese di agosto, causa caviglia fratturata, ne ho, e ne hanno approfittato per fare tutte quelle cose che richiedevano poco movimento ma tanta pazienza. Sto parlando di pesto, basilico sott'olio, sali e olii aromatizzati e pomodori secchi.
I pomodori che vedete in queste immagini.
Sole, calore e tanto amore.
Non mi fanno impazzire, preferisco il pomodoro fresco, dolce e succoso. Ma in alcune preparazione ci stanno davvero bene dando una nota acidula e saporita molto piacevole.
Come il pane con origano e pomodori secchi: divino.
Non ci credete, seguitemi negli ingredienti...è facilissimo.


Ingredienti: per 30 panini

600 gr di farina 0
7-8 pomodori secchi
2 cucchiaini di origano secco
1 cucchiaino di aglio secco (facoltativo)
1 cubetto di lievito di birra
250 gr di latte tiepido
60 gr di olio d'oliva
1 cucchiaio di zucchero
1 cucchiaio di sale
1 uovo

In una ciotola grande, versate la farina e un pò alla volta aggiungete il latte e il lievito di birra precedentemente fatto sciogliere in un pò di latte tiepido. Amalgamate gli ingredienti con un cucchiaio. Aggiungete l'olio a filo, il sale, lo zucchero e l'uovo intero. Iniziate ad impastare bene con le mani fino a creare una pasta lucida, compatta e gommosa. Unite i pomodori secchi a pezzettini, l'aglio e l'origano secco e impastate.
Lasciate lievitare in una ciotola per 2 ore in luogo tiepido, fino a quando il volume dell'impasto non sarà raddoppiato.
Rimpastato il composto e create dei piccoli panini con le mani. Cuocete in forno a 180° per 25 minuti.
Potete formare dei panini, delle pagnotte, delle treccine, del pane in cassetta e farcirlo come preferite.

martedì 18 ottobre 2011

Save the date.

Periodo incasinatissimo, lo sapete. Quindi è bene fare un po' di ordine tra impegni, eventi e presentazioni.
Facciamo un piccolo aggiornamento?

1. Milano, 19 Ottobre. Ore 18,30, Mondadori di Pza Duomo. Presentazione libro "In due c'è più gusto" con Chiara e Angela Maci + Simone Rugiati :-)
E degustazione di qualche nostra ricettina del libro...




2. Milano, 20 Ottobre, via Tortona 31. Le Grand Fooding.
Io sarò lì con Babs e altre blogger, chi ci sarà di voi?



3. Bologna, 22 Ottobre. Via Petroni, 9/b, Alce Nero Ca. Il mondo dei “foodies” si ritrova all’Alce Nero Caffè per la premiazione da parte di Chiara Maci del contest di Alce Nero “Bio-grafia di una storia”. Showcooking di Chiara Maci e di Jessica, la vincitrice del contest, con assaggio delle preparazioni! 


 
4. Agropoli (SA), 26 Ottobre. Presentazione del libro "In due c'è più gusto" all'interno dell'evento enogastronomico: "Agropoli: la cucina tra tradizione e innovazione". Presenti 25 stand di ristoratori, panificatori e pasticceri + tre cantine vinicole di Agropoli.
- per i dettagli vi aggiorno


- e poi ci sarà la presentazione a Terni, a Firenze, etc. ma vi terremo aggiornati qui e su Fb-
 

Domenica in fattoria e un'insalata speciale



"Io credo che una rivoluzione puo' cominciare da questo filo di paglia..."
(Masanobu Fukuoka)



Galliera Veneta. Padova.
Scegliere di trascorrere una domenica in campagna.
Con i bambini e con gli amici più cari.
In un'azienda agricola e fattoria che apre le porte al proprio mondo, alla propria vita biologica.
Un modo per conoscere, imparare, raccogliere e crescere.
Una giornata di sole meravigliosa.
Una gita sul trattore con Antonio, il fattore che diversi anni fa ha scelto di trasformare la propria azienda in biologica.
Vivere i suoi racconti, i suoi insegnamenti con visita ai campi di radicchio ( dove abbiamo colto personalmente la nostra rosa variegata), ai campi di mais e di zucche, ai campi di cavoli e cappucci.
Vedere la gioia negli occhi dei nostri figli.
Respirare i profumi che provenivano dalla cucina.
L'odore del pane cotto al forno a legna, la dolcezza del miele, la genuinità del formaggio, la freschezza delle uova.
Vivere a pieni polmoni l'aria di campagna e sentirsi a casa.
Accarezzare i pulcini, raccogliere le uova ancora calde e vedere i bimbi entusiasti.
Acquistare zucche e cavoli pensando a cosa preparare la sera per cena ( questo è successo come sempre a me) e vedere il proprio marito felice.
 Tutto questo è quello che abbiamo vissuto una domenica di ottobre. Semplicemente per stare bene, per stare insieme.


La raccolta.


E la preparazione a casa: Insalata di cappuccio, zucca al forno e faraona.

Ingredienti: per 4 persone
1/4 di zucca
1 cavolo cappuccio
1 petto di  faraona (pollo o gallina)
vinaigrette a base di olio evo, senape, aceto balsamico, sale

Preparazione:
Lavate la zucca, tagliatela in quattro pezzi o a fette se preferite e ponetela su una teglia rivestita di carta forno. Cuocetela in forno per 20 minuti a 180°. Lavate il cappuccio e affettatelo. Io avevo in frigorifero della faraona bollita e così l'ho scaldata leggermente e tagliata a pezzetti. Quando la zucca sarà morbida e leggermente caramellata privatela della buccia e tagliatela a dadini. Assemblate il piatto mettendo al centro il cappuccio a fettine, la zucca a dadini, la faraona lessa e condite il tutto con la vinaigrette fatta con 1 cucchiaio di senape, 50 ml d'olio evo, 3 cucchiai di balsamico, sale.





lunedì 17 ottobre 2011

Cavatiell' con cipollotto, zucchine e ricotta di bufala.

Una pasta che adoro. Beh, si, in effetti ne adoro tante di tipologie di pasta.
Sono ancora qui, ad Agropoli. E tra lavoro folle, consegne, visite ad aziende e programmazione di un evento di cui vi dirò a breve, cucino. Cucino per me, cucino per prendermi un attimo di pausa, cucino per staccare la testa, qualche minuto. La cosa buffa è che qui, qualunque cosa succeda, mi sento a casa. E il mare aiuta. Tanto.
Se passate da queste parti, si pranza insieme?




domenica 16 ottobre 2011

Mastroberardino. Nel cuore dell'Irpinia, una storia di famiglia.

"Nella cura della vite, nei suoi gesti millenari, in nostro entusiasmo ed il lavoro".


Atripalda. Siamo nel cuore dell'Irpinia, in provincia di Avellino.
E' qui che mi accoglie Dario Pennino, CEO Sales and Mktg di Mastroberardino, azienda punto di riferimento stabile e coerente nel panorama viticolo ed enologico della regione Campania.

Considerato il Grande Vino della Campania, Mastroberardino ti colpisce la prima volta quando arrivi nel centro del paese e non ti aspetti di trovare proprio lì la sede produttiva dell'azienda, ti colpisce poi quando entri nelle cantine storiche e vedi bottiglie di Taurasi del 1928 (che hanno ricevuto poco tempo fa il punteggio di 95/100, quindi è proprio il caso di dire che si tratta di un vino senza età), ti colpisce ancora quando scopri che la Soprintendenza Archeologica di Pompei diede loro un'area adibita in antico a vigneto e da cui oggi nasce il Villa dei Misteri, ti colpisce infine quando arrivi al Radici Resort di Mirabella Eclano e rimani incantato dalla tenuta di sessanta ettari al centro dell'area di produzione del Taurasi DOCG, il grande vino del Sud Italia. E uno dei grandi vini di Mastroberardino.


sabato 15 ottobre 2011

Back home, Macy.

Ultimo giorno ad Agropoli, questo.
Il clima non mi è stato favorevole, ma sono riuscita a portare a termine tutti i lavori da consegnare.
Ho la febbre e domani mi aspettano 7 ore di macchina. E non ne ho voglia.
Guidare è sempre stato estremamente rilassante, per me. C'è stato un periodo, circa 7 anni fa, in cui mi piaceva prendere l'auto di notte e girare per i colli bolognesi con il sottofondo musicale giusto e le sigarette a farmi compagnia.
E' l'animo da malinconica, credo. 

Se fossi un cantante, probabilmente oggi scriverei una canzone. Di quelle tristi. Di quelle che ascolti quando una persona ti lascia. Di quelle che ascolti quando litighi con il tuo capo. Di quelle che ascolti quando provi a chiamare tutte le tue amiche ma nessuna di risponde. Di quelle che ascolti quando ti senti solo. Di quelle che ascolti quando una persona ti delude.

Ma io non sono una cantante. E allora vorrei cucinare, oggi. Ma la febbre e i brividi mi consigliano di fermarmi. E di prendermi una pausa da tutto. E da tutti.
In questi giorni, tra le tante mail ricevute, ne ho lette due che mi hanno toccato il cuore.
Non farò i nomi, nè racconterò lo sfogo di queste persone.
Ma per un attimo mi sono chiesta quanto siamo soli alle volte per sentire il bisogno di scrivere ad una sconosciuta. Per confidare le più intime debolezze e le più grandi fragilità.
Mi sono chiesta se io farei lo stesso.
E mi sono risposta che io lo faccio sempre. Ogni volta che apro una nuovo post di Io, in fila. Ogni volta che apro il Mac sporco di cioccolato e inizio a scrivere. Vomitando parole, stati d'animo, pulsioni, sensazioni.

Oggi ho una strana malinconia. C'è una ricotta in frigorifero che tra poche ore rimarrà sola. Potrei farne il ripieno di un cannolo di pasta fillo. Ma non avrei voglia di mangiarlo. E allora va bene così.

La valigia è quasi piena. Mancano poche cose che metterò all'ultimo minuto. Faccio sempre così. Riempirla subito mi mette tristezza. Mi piace chiuderla in un attimo, alla fine. Non guardarmi indietro. Non posso aver dimenticato nulla (con questa teoria ho già comprato 4 nuovi caricabatterie dell'iphone). Salire in macchina e partire.
Possibilmente iniziando a pensare dopo qualche centinaia di chilometri.
Possibilmente iniziando a smetterla di fuggire.
Possibilmente iniziando a capire che alle volte fa bene tornare.

M.

- tornerò qui il 26 ottobre per la presentazione del libro con Angela. se siete in zona, vi aspetto -

venerdì 14 ottobre 2011

Benvenuto Ottobre tra zucche e nocciole


Ottobre, il mio mese. Il mese in cui sono nata, il mese delle zucche, delle castagne, delle nocciole e dei colori caldi. L'autunno è in assoluto la mia stagione del cuore. Amo le temperature fresche e frizzanti, amo i colori della natura, il profumo di caldarroste, le zuppe fumanti e le gite la domenica in campagna assieme ai bambini.
E diciamo anche che amo questa stagione perchè, dopo l'estate, la mia cucina comincia a prendere vita e calore prima del Natale. E quando intendo "vita e calore" mi riferisco al forno e a tutte le magiche preparazioni che si possono fare.
Oggi come vi ho preannunciato mercoledì, prepariamo una torta deliziosa tipicamente autunnale al gusto e alla vista ma soprattutto facilissima. Gli ingredienti? Zucca e nocciole naturalmente. E non dovrete sporcare troppo la vostra cucina. Basterà un frullatore e il gioco è fatto.
Vi va di seguirmi in cucina?

giovedì 13 ottobre 2011

Ravioli delicati per una giornata no.

Giornata No, questa.
Non avrei mai immaginato di trascorrere periodi cosi follemente pieni.
Tutto questo mi rende lunatica. Umore altalenante. Momenti di immensa felicità si alternano ad attimi di forte stanchezza.
Domani andrà meglio, ne sono certa. E allora mi metto a cucinare, per sfogarmi e liberarmi di un peso. E ho bisogno di impastare e fare fatica. Pasta fresca stesa a mano? Esatto.
Faticoso ma assolutamente curativo.


mercoledì 12 ottobre 2011

Piccole sfere golose

Domattina vengono a trovarmi i miei genitori. Un caffè amaro per mio padre, uno macchiato per mia madre e tanti dolcetti appetitosi per rendere la nostra colazione ancora più speciale.
Ogni volta cerco di preparare qualcosa di diverso ma soprattutto qualcosa che piaccia ad entrambi.
Ho deciso di fare una torta molto autunnale alla zucca e nocciole ( la ricetta venerdi) e questi facilissimi e golosissimi dolcetti al cocco. Piaceranno a grandi e piccini.
Prendete nota.Vado ad infornare.

martedì 11 ottobre 2011

Rotolo rustico super-farcito

Conversazione tra me e mio fratello.
"Stefano, preparo qualcosa per cena?"
"Perchè non fai un rotolo rustico di quelli pieni di prosciutto, mozzarella e ricotta?? Sai quelli belli pieni?!".
Ecco, si. Credo di aver capito. Quando mio fratello parla di "ben ripieni", vuol dire che la pasta deve scomparire e il ripieno deve strabordare. Come in questo caso.
Io vi do' le dosi più normali, che è meglio...




lunedì 10 ottobre 2011

Cous-cous integrale con moscardini e patate, al limone

Mai provato il cous cous integrale? E' buonissimo. Leggermente più saporito di quello classico. Poi con il pesce trovo sia irresistibile.
Sono attratta dalle ricette autunnali ma fino a quando le temperature lo permettono cerco di godermi i sapori freschi dell'estate, del mare che ahimè, quest'anno ho visto poco.
Questa è una ricetta semplice ma di grande effetto. Ottimo come piatto unico sostanzioso o come ricco antipasto.
Pronti per vedere come si prepara? Seguitemi...

venerdì 7 ottobre 2011

Chi tene 'o mare. Cetara, la pioggia e la nostalgia di ottobre.

Ecco cosa succede quando qualcosa mi emoziona.
Scrivo.
Non posso farne a meno.
Era un po' che non succedeva. Ma il mare mi fa sempre questo effetto.
- Ha iniziato a piovere, ora -
Sono ad Agropoli, da tre giorni. Devo lavorare per tre diversi progetti e ho pensato di venire qui, combinando cantine vinicole campane, ristoranti da scoprire, persone da rivedere, mare da riscoprire.
Vi capita mai di tornare nel posto dove siete cresciuti e di colpo sentirvi scoppiare qualcosa dentro?
E' strana la sensazione che si prova. Soprattutto oggi. Che bambina non sono più da tempo.

Ieri sera, Cetara. Costiera Amalfitana. Strade scomode che dimentichi in un attimo.
Basta guardarsi attorno. Mare, luci. Luci, Mare.
E tre amici meravigliosi a farmi compagnia. 
E un piccolo ristorante da conoscere. Un piccolo ristorante dove tornare.
Gennaro e Gennaro sono i proprietari. Con i nomi non si sbaglia. Uno in cucina, uno in sala.
"Acqua Pazza" il nome di questa piccola meraviglia. Ceramiche vietresi, colatura di alici home made, attenzione ad ogni minimo particolare, cucina spaziosa e ben organizzata, pane e olio per cominciare, crudo di pesce per continuare, alici indescrivibili per non dimenticare.

Gennaro mi racconta le trasformazioni del locale in 17 anni. Poi passa al menu.
"Questo piatto si chiama "Chi tene o' mare".
Sorrido.
E penso alla canzone di Pino Daniele. Penso a quando uscivo da scuola da bambina e correvo dietro gli scogli. Penso a quanto oggi mi manchi, il mare. Penso a quanto mi spaventi, il mare. Penso a quanto mi emozioni essere qui, nel mio paese, potermi affacciare e poterlo vedere. Il Mare.

Credo che si nasca sensibili a qualcosa. Io, ad esempio, non sono brava con i saluti, con gli arrivederci, con gli addii. E non sono brava a dire tante cose, alle volte. E sono sensibile alla pioggia, forse. E sono sensibile al mare.

Stanotte ho dormito poco più di tre ore. Ho iniziato a cucinare presto. Ho preso dalla borsa i due ricordi della serata di ieri e ho pensato di creare qualcosa. Colatura di Alici dell'Acqua Pazza e Melassa di fichi del cilento.
In questo momento ho infornato una finta cheese cake allo zafferano, inventata sul momento, che voglio abbinare alla Melassa di fichi.
E mentre inizio a pensare a qualche nuova ricetta con la Colatura di Alici, ascolto una canzone.
E vi auguro un buon week end. Ovunque voi siate.
(fa molto radio questa chiusura...)

MiniCake ricotta e banana (e senza burro!)

Non sono un'amante delle banane nei dolci. Le trovo stucchevoli e difficilmente contrastabili e smorzabili con sapori strong.
In questo caso, però, trovandomi a Treviso dai miei nipotini, ho pensato di creare delle mini cake a loro adatte ... senza l'utilizzo della cioccolata, almeno per una volta!
Il risultato? Una torta soffice e morbida, che si conserva per giorni e che non necessita di burro.
Volete provarla?


giovedì 6 ottobre 2011

La leggenda è viva: Speckfest 2011


In queste terre la natura risplende in tutta la sua bellezza: i poeti ne decantano ogni meraviglia, i pittori dipingono su tela paesaggi più suggestivi, ma nessuno di loro è in grado di riprodurre i profumi che impregnano l’aria. (Hans Christian Andersen)

Vi siete chiesti come mai le mele in queste vallate hanno un sapore e un profumo che non ha eguali? E quando assaggiate una fetta di speck, vi accorgete di quanto sia speziata al punto giusto, dolce e saporita ma mai invadente?
C’è un segreto. Sta nell’aria, quell’aria che nessuno è in grano di riprodurre. Un’aria particolare, un clima ideale che permette a molti prodotti di raggiungere l’eccellenza. In queste vallate si incontrano il clima rigido del Nord e il clima mite del Mediterraneo, dando vita ad una temperatura ideale, con tanto sole e aria pura.
Solo qui potrebbe nascere il tipico speck Alto Adige. Perché, e qui gli altoatesini ne parlano fieri, lo speck viene affumicato leggermente come nei paesi del Nord e fatto stagionare all’aria aperta come in quelli del Sud, rendendolo piacevolmente perfetto.



Michael Desaler, manager del consorzio tutela Speck Alto Adige, ci ha illustrato in modo egregio i segreti di uno speck inconfondibile: poco sale, poco fumo e tanta aria, una lunga tradizione, un clima particolare e l’amore di chi lo produce. Ogni maso ha infatti la sua ricetta segreta, custodita e tramandata di generazione in generazione. Ogni pezzo è un pezzo unico.
Ogni baffa Alto Adige igp viene prodotta con cosce suine magre provenienti da allevamenti riconosciuti e controllati. Le baffe di speck vengono aromatizzate con il sale, il pepe e una miscela di alloro, ginepro e rosmarino. (C’è poi l’ingrediente segreto di ogni produttore). Si procede poi all’affumicatura leggera con legna poco resinosa e all’aria fresca delle valli di montagna. Importante è che la temperatura del fumo non superi i 20°C. Le baffe vengono poi fatte stagionare per 22 settimane per divenire la specialità speck Alto Adige IGP. Durante la stagionatura si forma uno strato di muffa che dona un gusto caratteristico allo speck. E a quel punto dopo numerosi controlli e la marchiatura a fuoco “Sudtirol”, lo speck è pronto per essere celebrato.


E quale manifestazione migliore di una festa in suo onore?
Santa Maddalena in Val di Funes si trasforma il primo week-end di ottobre, da 10 anni, nella Speckfest , una festa fatta di musica, colori, sorrisi e assaggi. Tutto per celebrare questo prodotto unico di tradizione contadina.
Un mercato alimentare con prodotti del proprio maso di famiglia, angoli di artigiani locali che intagliano il legno, lavorano la lanacotta, impreziosiscono ghirlande con fiori ed erbe della valle, presentano i propri mieli, le proprie marmellate ai frutti rossi, alle ciliegie, alle pere e le grappe al mirtillo, alla mela, al pino mugo.
Non vi sono banchetti che stonano. Tutto è interamente dedicato alla Val di Funes, tutto ruota attorno allo speck, con la partecipazione di prodotti locali. Questo rende l'intera manifestazione più autentica.
Uno dei momenti più attesi dello Speckfest è la "Specküberraschung", ovvero la tradizionale sorpresa. Ogni anno Hans Mantinger, noto come "Gletscherhons", maestro nell’arte del taglio dello speck, presenta diverse composizioni creative in cui il protagonista è proprio lo speck.

Noi c’eravamo quest’anno e insieme a tantissimi, fra appassionati, curiosi, abitanti della Valle abbiamo celebrato questo prodotto di Alta Qualità.


Degustandolo al naturale con un buon bicchiere di lagrein e una fetta di schuttelbrot. Ma anche trasformato nei canederli, nelle zuppe e negli stufati.
L’abbiamo incoronato eleggendo la regina dello speck che ogni anno si rinnova, l’abbiamo cantato a suon di musica, l’abbiamo assaggiato nelle case dei singoli produttori ma anche nei masi dei contadini ( bauernspeck) l’abbiamo infine raccontato attraverso l’arrivo dei giganti, presenti in moltissime leggende Altoatesine.
(I giganti nelle leggende pagane erano creature mostruose, di statura enorme e simbolo di forza bruta. Con la diffusione del Cristianesimo, la visione dei giganti delle valli cambio'; da esseri primitivi si trasformarono in esseri più evoluti, in abitatori di capanne, servizievoli verso i contadini, i quali durante la stagione rigida, davan loro da mangiare quello che il maso offriva.)
Il voler quindi avvicinare il gigante alla festa dello speck è un po' come rivivere la leggenda. I giganti  che popolano i boschi, i corsi d'acqua e le montagne scendono a valle per celebrare assieme ai contadini, un prodotto nato proprio dall'esigenza di conservare la carne per tutto l'inverno. La carne, si sa, dà molta energia soprattutto durante il lavoro dei campi. Conservare quindi la carne dei maiali del proprio maso aromatizzandola seguendo una ricetta segreta e facendola affumicare e stagionare, è un po' come far rivivere l'inizio del mito.

mercoledì 5 ottobre 2011

Il profumo del grano: Bressanone, mercato del pane, 2011


"Il grano, che è dorato, mi farà pensare a te. E amerò il rumore del vento nel grano..."
(A.de Saint-Exupéry)

Può un luogo, un profumo, un sapore trasformare un week end in molto di più?
L’Alto Adige ha questo potere. Ha il potere di coinvolgerti a tal punto da non voler più tornare a casa. Perché qui, in queste vallate è un po’come essere a casa. Il calore degli abitanti, i colori della natura, i sapori genuini e autentici, il tempo che scorre lento: qui tutto è vivo, intenso, suggestivo.
Ogni stagione ha il suo perché. Sono stata con Chiara a Bolzano per il Festival del Gusto il primo week end di giugno e sono rimasta incantata dal modo di vivere di questa gente che crede fortemente nelle proprie capacità e nei propri mezzi. Ma soprattutto ha voglia e tempo di investire nella propria terra, ha voglia di credere nei propri giovani e ha tempo di ascoltare i propri vecchi. Per imparare, per conservare, per migliorare, per crescere.
Qui le tradizioni legate alla terra sono vive in ognuno. Dagli anziani ai bambini, ogni singolo altoatesino vive di storia, di leggenda, di tradizione locale. Le festività sono momenti di gioia per tutti, i costumi tradizionali ( il dirndl o il lederhosen) vengono indossati ed esibiti con grande senso di appartenenza ad un gruppo. Gran bella sensazione anche per noi ospiti.
Sono passati 4 mesi da allora e non vedevo l’ora di ritornare. Che strano effetto mi fa questa provincia.

Così mentre Chiara vi racconta la sua Sicilia, io sono tornata in Alto Adige per vivere l’inizio dell’autunno con due feste legate ai prodotti della terra: Il mercato del pane e la festa dello speck (di cui vi parlerò domani).


Siamo nella Valle Isarco, a Bressanone, nella storica piazza Duomo (conosciuta anche per i mercatini di Natale nel mese di Dicembre) per vivere “ in un forno all’aria aperta”.
Piccole casette in legno dove panettieri e pasticceri altoatesini presentano i propri “tesori”. E al centro della piazza si “rivive” la raccolta del grano e la panificazione. (In seguito all'accordo tra agricoltori e panificatori si sta cercando di produrre un pane interamente biologico. Semina, concimazione, macina e panificazione interamente in loco, per un prodotto di Alta Qualità.)
Si è avvolti da una nuvola di profumi intensi: di fuoco, legno, grano, segale, cumino, farro ma anche dalle note dolci delle mele, dello zucchero a velo, della frutta secca e della cannella.

Tre giorni (dal 30 settembre al 2 ottobre) dedicati interamente ai prodotti da forno che in queste terre hanno origini antichissime. Panettieri provenienti dalle varie vallate dell’Alto Adige per far conoscere il proprio pane, la propria unicità. E sto parlando della Val d’Ultimo dove si utilizzano cereali biologici di prima qualità come il frumento, la segale, il farro, il kamut arricchiti con acqua di sorgente, sale di cristallo e lievito naturale per dare vita ad un pane artigianale fedelmente lavorato come una volta.


O della Val Venosta che riproduce un pane antichissimo di farina di segale chimato Ur-Paarl.
Si racconta che i depositari della ricetta originale siano i frati benedettini del convento di Monte Maria, nel comune di Malles. Un gruppo di fornai dell’alta Val Venosta ha recuperato l’antica ricetta riproducendo piccoli pani di 10 cm circa a forma di 8 schiacciato ottenuti unendo due pani rotondi e piatti. Ognuno poi personalizza la ricetta con le erbe raccolte sui pascoli della valle: semi di finocchio, cumino selvatico, trigonella o con la frutta: albicocche, uva, pere e frutti di bosco. Il Paarl è uno dei tre tipici “pani da scorta” dell’Alto Adige, come lo “Schuttelbrot”, la schiacciata tradizionale della Valle Isarco, e il “Pusterer Breatl” della Val Pusteria.

Qui ogni vallata ha la propria unicità. Ogni mestiere, ogni sapere, ogni ricetta si tramanda di padre in figlio senza mai perdere la rotta. Ogni panettiere, ogni pasticcere ha la propria storia: C’è chi lavora un lievito madre che apparteneva al proprio bisnonno, c’è chi cuoce ancora il pane nei pochi forni a legna attivi della provincia, c’è chi ci racconta di contadini che provavano benefici quando entravano nei forni assieme al pane. (Gli enzimi del pane respirati a polmoni aperti sono un’ottima terapia per curare i reumatismi), c’è chi ci racconta di come molti pani siano nati per essere conservati e trasportati per periodi lunghi e freddi in alta montagna, facendoli seccare in rastrelliere di legno, c’è chi ci parla dei diversi tipi di strudel, della qualità delle mele indicate per questo dolce speciale,


c’è chi ci dice che il segreto sta nel ripieno, c’è chi ci parla dello zelten, altro dolce tipico e ricco di frutta secca e candita. C’è infine chi si commuove parlando del proprio lavoro.


Il valore aggiunto di questo mercato è quello di voler far conoscere il proprio prodotto attraverso la propria terra, il proprio lavoro, il proprio passato legato al grano, alla panificazione e alla cottura che una volta avveniva esclusivamente nei forni a legna dei contadini due o tre volte all’anno (come avviene ancora oggi in alcuni masi di montagna).
E' voler far conoscere le molteplici varietà di pane che si producono in questa terra, le varie consistenze e i vari sapori senza mai dimenticare la storia che accompagna ogni singolo prodotto.
In queste manifestazioni autentiche dove l’ingrediente diventa il protagonista assoluto si ha come la sensazione di vivere in una fiaba, di quelle che ci raccontava la nonna , con boschi e vallate di sfondo, profumo di pane caldo nel cestino e bambini in costume che animano la fiaba. E’ stato così anche questo piccolo angolo della Valle d’Isarco, questa piccola piazza della città di Bressanone che si è trasformata per tre giorni in una fiaba in cui i protagonisti sono stati il grano, il pane, i dolci e la magia.

martedì 4 ottobre 2011

Pellegrino Cooking Festival. Quando le donne fanno la differenza.

"In Sicilia abbiamo tutto. Ci manca il resto" -Pino Caruso- 


Esattamente poco più di un anno fa, scrivevo della Sicilia, su questo blog. E vi raccontavo in tre post (qui, qui e qui) cosa può trasmettere una regione, vista attraverso gli occhi di un pescatore di Marsala, assaporata attraverso un'arancina ancora calda, annusata ad occhi chiusi, attraverso Favignana, Erice e una barchetta in mezzo al mare.
E lì, proprio a Marsala, sono tornata qualche giorno fa. Un'occasione alla quale non potevo mancare, perchè protagonista era non solo il vino, ma anche e soprattutto le donne.
Sto parlando del Pellegrino Cooking Festival, evento alla sua ottava edizione, declinato per la prima volta al femminile plurale: 9 grandi donne chef protagoniste di due meravigliose cene presso le Torri Pellegrino.



Vera Caffini, Patrizia di Benedetto, Rosanna Marziale, Fabrizia Meroi, Agata Parisella, Valeria Piccini, Mariuccia Roggero Ferrero, Viviana Varese e Reiko Yanagi (assente Angela Hartnett) hanno dato vita a due menu speciali, attraverso una mescolanza di tradizioni regionali, esperienza, suggestioni e approci culinari diversi, con l'unico comun denominatore di essere "declinati al femminile".


lunedì 3 ottobre 2011

Scopriti bravissima in cucina con il Contest NaturHouse!

Un nuovo contest per festeggiare l'arrivo di ottobre? E' proprio quello che ci vuole.
Un concorso destinato a tutti voi, blogger e non, per la prima volta non online, ma bensì "off line"! E più precisamente su PesoPerfecto, rivista trimestrale di Naturhouse, dedicata all'Educazione alimentare e al Benessere.
Curiosi? Venite con me!


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