martedì 8 novembre 2016

Triestespresso 2016


In passato, quando le case erano fredde, le persone di rifugiavano nei caffè. Per trovare ristoro, per scaldarsi. Per stare in compagnia, per condividere un momento.

E’ stato così anche per me, arrivata a Trieste. Il cielo era carico di nuvole nere (ma avevano un fascino incredibile quei nuvoloni neri sul mare in tempesta) ed io mi sono rifugiata nel porto vecchio e ho trovato ristoro.

Ad accogliermi Triestespresso, la più importante fiera specializzata internazionale legata all’intera filiera del caffè espresso: dal chicco verde e torrefatto, ai macchinari per la torrefazione, ai produttori di porcellane, ai servizi per le imprese.   

 200 espositori provenienti da 20 Paesi del mondo, giornalisti, baristi, buyers tutti insieme per condividere una passione comune e conoscersi, stringere accordi, creare business ed economia.



 
  Triestespresso è espressione di commercio, di industria, di cultura ma è anche conoscenza. Durante i tre giorni di manifestazione ci sono stati workshop formativi e approfondimenti tematici riservati a baristi, operatori di settore e torrefattori. Sono state giornate dal punto di vista formativo, essenziali.

Ho imparato tanto attorno ad un mondo di cui oggi si sa poco. Lo dicono gli esperti, lo urlano gli “addetti alla tazzina”. C’è bisogno di educare al caffè. C’è molto più clamore attorno al vino, all’olio, all’aceto. Che intorno al caffè. Eppure, se ci pensiamo, è la prima cosa che beviamo appena svegli, è quella magica coccola dopo ogni pranzo, è la bevanda che desideriamo per ritemprarsi, per staccare la spina. Il caffè da vigore e coraggio. Unisce persone attorno ad un tavolo e facilita il dialogo. Ma soprattutto da piacere. Un piacere che permane anche dopo aver bevuto il caffè.
 

 

Da storica dell’alimentazione, appassionata dell’origine degli ingredienti, proverò a raccontarvi quello che ho appreso e che non conoscevo.

L’affermazione del caffè in Europa è legata ad un avvenimento storico: la liberazione di Vienna dall’assedio dei turchi nel 1683. Durante la ritirata le truppe turche abbandonarono cannoni ma anche 500 sacchi di caffè (si pensava fosse mangime per i cammelli quindi vendettero gli interi sacchi, per pochi soldi ad un certo Franz G. Kolschitzky che conosceva benissimo il contenuto). Il nobile polacco aprì a Vienna una bottega del caffè trasformando il caffè alla turca, non gradito ai viennesi in una bevanda ben più dolce e filtrata, con l’aggiunta di miele e panna montata: nacque così il caffè viennese. Le botteghe conobbero nei secoli successivi in tutta Europa un grande successo, perché diventarono luogo di stimolo e di risveglio intellettuale per artisti, commercianti e poeti. All’inizio del XIX sec., con la nascita delle prime torrefazioni, si semplificò il lavoro delle botteghe sollevandole dall’incombenza della tostatura del caffè. Grazie alle torrefazioni vennero create le prime miscele, non solo per garantire un’uniformità di gusto e prezzo, ma anche per rendere il caffè il più possibile “speciale”.

Dal 2000, il caffè è la prima derrata agricola commerciale al mondo.

Ma andiamo più nel dettaglio. Cosa sapete del caffè?

Seguitemi… andiamo a conoscerlo più da vicino.

 Il caffè che noi beviamo e che conosciamo come bevanda è una pianta. Un arbusto sempreverde di nome Coffea. Le specie più interessanti e maggiormente coltivate sono due: l’Arabica e la Robusta.

Una delle caratteristiche di questa pianta è che le condizioni climatiche che ne rendono possibile la crescita, sono delineate nella fascia Tropico Equatoriale dove la maggior parte dei paesi la coltiva. La pianta necessita di climi miti con piogge costanti. Le piante di Arabica prosperano fino ai 2000 mt mentre quelle della Robusta, più resistenti al calore della pianura, attorno agli 800 mt, sopportano facilmente anche temperature meno miti: per questo motivo vengono appunto chiamate “Robusta”. Un chicco di caffè (verde) germina dopo due mesi circa, ancora due mesi e compaiono le prime foglie, mentre per i primi frutti che saranno preceduti da splendide fioriture (Il fiore della coffea è bianco e ricorda il gelsomino con sentori di limone), bisogna attendere almeno 4-5 anni.

All’interno dei frutti (che ricordano le ciliegie) troviamo due semi, avvolti in una membrana. I semi sono i chicchi di caffè. Quelli dell’Arabica sono allungati e ovali, quelli della Robusta sono più piccoli e con un taglio interno dritto. L’Arabica è superiore qualitativamente, ha un’aroma più dolce, ricco ed equilibrato  rispetto alla Robusta che ha un gusto più forte e corposo. Inoltre nella robusta il contenuto di caffeina è nettamente maggiore.

I chicchi di caffè non destinati al consumo interno nei paesi di provenienza, intraprendono lunghi viaggi, confezionati in sacchi di juta dal peso di 60 kg cadauno e marchiati con una sorta di carta d’identità fino ad arrivare nei porti di tutto il mondo.

In Italia, il porto di Trieste ha giocato un ruolo fondamentale per il commercio del caffè. Non a caso Trieste è soprannominata oltre alla città della Barcolana anche la città del Caffè. E sempre non a caso, Triestespresso nasce in una città dove il culto del caffè ha radici antiche. Sin dal 1709 Casa d’Austria decide di puntare sulla posizione strategica, naturale, logistica e centrale di Trieste, in Europa. Il porto è stato un importante punto di scambio per numerosi merci, tra cui anche il caffè. Da Venezia, il centro strategico passa a Trieste che diventa il primo porto per volumi di caffè, dell’Europa centrale. Questo ha portato ricchezza, benessere e conoscenza.

Il chicco arriva in porto e deve essere lavorato, trasformato. Nasce così il Distretto del Caffè di Trieste in una città in parte latina, in parte slava e in parte germanica. Tre momenti sociali diversi del consumo del caffè. Tre realtà diverse con un obiettivo comune. Con interessi comuni e sintonia che ha permesso di rendere grande il Distretto del Caffè.

 
Trieste è diventata un distretto industriale e commerciale importante tanto che moltissime sono le famiglie triestine legate a tale settore. Tutta la filiera del caffè viene qui rappresentata: dall’arrivo delle navi alla torrefazione che è la fase fondamentale alla riuscita di un buon espresso.

Abbiamo ricordato Trieste come capitale del caffè ma dobbiamo ricordare come ordinare un caffè a Trieste. In questa città di confine, anche il caffè ha un suo lessico.

Se entriamo in un bar non chiederemo un caffè espresso ma un nero. Non chiederemo un caffè con poca schiuma ma un gocciato. Non un caffè macchiato ma un capo. Non un cappuccino ma un caffelatte.  E se vogliamo un espresso nel bicchiere di vetro? Chiederemo un nero in B.

Espresso: perché si chiama così?

Perchè viene preparato al momento della sua richiesta. Velocemente. Espresso appunto.  E aggiungo italiano. Ma “espresso” è anche il participio passato del verbo “esprimere”: Non a caso, il caffè esprime un concetto, una storia che viene da lontano, esprime condivisione e appartenenza, esprime emozioni, esprime oltre al liquido nero, anche la crema.

Si perché in tanti paesi di parla di caffè: i turchi e i greci lo preparano nel l’Ibrik, i popoli del nord Europa lo bevono bollito, gli americani lo bevono molto filtrato, a noi italiani piace a casa nella moka o nella napoletana e al bar rigorosamente “espresso”. Anche se tutti questi procedimenti sono differenti tra di loro, la cosa che li accomuna è il principio di utilizzare acqua calda per estrarre dal caffè macinato, le sue migliori qualità.

Con circa 50 grani macinati finemente ed attraversati da acqua calda ad elevata pressione, si ottiene la bevanda tanto amata nel mondo. Perché le sensazioni che dà l’espresso non finiscono nell’istante della degustazione ma persistono lasciando in bocca un dolce sapore.

Ed è con quel dolce sapore di caffè che saluto Trieste. I nuvoloni sono spariti. E’ arrivato uno splendido sole.

 

  

giovedì 22 settembre 2016

Caseus Veneti... sta arrivando....


CASEUS VENETI |24-25 SETTEMBRE 2016

L’orgoglio del mondo caseario in concorso,

tutti i formaggi del Veneto in gara a Villa Contarini
 

 


E’ ufficialmente iniziata con la giornata di oggi a Piazzola sul Brenta (Pd) la XII edizione, Caseus Veneti, Concorso regionale Formaggi del Veneto.
Nei giorni scorsi sono giunti a Villa Contarini di Piazzola sul Brenta ben 385 diversi formaggi da 78 diversi produttori di tutta la regione: dai grandi caseifici che rappresentano brand nazionali affermati, fino alle piccole malghe della pedemontana o agli affinatori di pregiate forme.
Stamane in Villa i lavori sono iniziati all’alba per predisporre la degustazione alla cieca che, dal pomeriggio, coinvolgerà esperti assaggiatori in arrivo da mezza Italia. Spetterà infatti alla Giuria Tecnica, nominata da Veneto Agricoltura, stabilire quali saranno le medaglie d’oro nelle 37 categorie.
Questa non è solo una festa popolare del gusto, ma una vera vetrina per un settore fondamentale per l’economia agroalimentare del Veneto, che qui rivendica con forza la sua importanza”.
 
 

La “via del formaggio di qualità” rappresenta la vera ancora di salvezza per l’intera filiera del latte veneto, minacciata dall’invasione di prodotto a basso costo da altri Paesi europei e da formaggi scadenti realizzati anche con latte in polvere. “In Veneto quasi il 70% del latte prodotto va verso produzioni di grandi DOP, il 35% è destinato ad una eccellenza del Made in Italy come Grana Padano. Non possiamo quindi che ringraziare tutti i Consorzi di Tutela che, anche attraverso questa iniziativa, rappresentano un volano anche per le piccole produzioni tipiche o montane da salvaguardare”.

 Sabato 24 e domenica 25 settembre sarà una occasione straordinaria per fare un tuffo nell’arte e nelle tradizioni gastronomiche del Veneto, in un contesto straordinario come Villa Contarini a Piazzola sul Brenta (PD) dove sono attesi oltre 30mila visitatori e dove si potrà visitare la mostra con i quasi 400 formaggi in gara, partecipare ad una delle degustazioni guidate delle DOP o ad un cooking show con gli chef emergenti del Nordest (le iscrizioni sono quasi concluse meglio affrettarsi a prenotare, la partecipazione è gratuita) e poi educational con i casari e mercato delle eccellenze.
 
Io ci sarò...e farò farte della giuria aurea assieme a tanti colleghi del mondo della stampa e del mondo enogastronomico.
 
Cosa vi aspetta?
DEGUSTAZIONI GUIDATE 
 
 Quattro gli appuntamenti aperti al pubblico anche per le degustazioni dei grandi formaggi DOP del Veneto a cura dei Consorzi di Tutela: appuntamenti nella giornata di domenica 25 settembre con questi orari: alle ore 11, 13, 15 e 17. Anche in questo caso ingresso gratuito ma posti sono limitati, perciò è necessaria la prenotazione tramite il sito www.caseusveneti.it
A LEZIONE DAL CASARO

  Tre educational cheese, “Come Nasce il formaggio” che si terranno nel parco sul retro della villa, con la lavorazione in diretta del latte a cura del casaro: l’appuntamento per grandi e piccoli è alle 15 di sabato 24 settembre, e alle 11 e alle 15,30, domenica 24 settembre.
TRE GIURIE AL LAVORO

La prima giuria tecnica, quella formata da un plotone di esperti assaggiatori provenienti da tutta Italia si riunirà oggi. Sabato 24 settembre pomeriggio si riunirà la giuria aurea formata da stampa enogastronomica ed esperti per l’assegnazione dei premi d’onore ai formaggi già vincitori di medaglia d’oro. Alle 17, spazio a chi vorrà diventare assaggiatore per un giorno. La giuria popolare premierà i tre mastri casari del 2016. Iscrizioni su: www.caseusveneti.it o in villa presso l’info point.
BONTA’ DA PORTARE A CASA

- Caseus Veneti Shop darà inoltre spazio al mercato delle eccellenze: non solo formaggi, ma anche birrifici, confetture grandi prodotti tipici. Non mancherà l’Angolo delle DOP, il mercato dei caseifici e l’area ristoro per degustare piatti tipici comodamente seduti ai tavoli allestiti nel prato della villa.
 
#caseusveneti
Vi aspettiamo.

 


domenica 24 luglio 2016

Lieviti d'Autore 2016


 

A grande richiesta, dopo il successo della prima edizione, torna Lieviti d’Autore!
Da domani 25 luglio al 27 luglio, presso la Pizzeria Apogeo di Marina di Pietrasanta, sarà di nuovo festa con le realizzazioni d’autore dei più blasonati pizzaioli toscani e una meditata selezione di birre internazionali. A organizzare l’evento sarà nuovamente l’accoppiata L’AcquaBuona - testata enogastronomica on line dal 1999 e organizzatrice di degustazioni di fama nazionale quali Terre di Toscana e Terre d’Italia - e Pizzeria Apogeo, un punto di riferimento per la pizza di qualità grazie alla passione e alla capacità di Massimo Giovannini.
Una nuova edizione con una nuova formula ampliata, ma con gli imprescindibili punti fermi di offrire pizza e birra di livello: 3 giorni (invece di 2), 5 pizzerie (invece di 4) e un’ampia offerta di birre internazionali.

Il Programma
 La manifestazione si svolgerà nelle giornate di lunedì, martedì e mercoledì (25-27 luglio) con le modalità di una degustazione aperta al pubblico, a ingresso libero e consumazione mediante gettone, con prezzo base 1 euro. Il pubblico potrà accedere al bellissimo giardino adiacente la Pizzeria Apogeo e assaggiare quanto offerto dalle pizzerie presenti nella serata prescelta, vere eccellenze secondo la guida delle pizzerie del Gambero Rosso: oltre al padrone di casa, la Pizzeria Apogeo - (3 spicchi nella categoria “pizza gourmet”), il lunedì saranno presenti le pizzerie Lo Spela - (3 spicchi nella categoria “pizza gourmet”) e La Kambusa - (3 spicchi nella categoria “pizza napoletana”); il martedì le pizzerie La Divina Pizza - (3 rotelle nella categoria “pizza al taglio”) e Santarpia - (3 spicchi nella categoria “pizza napoletana”); per chiudere l’evento con un gran finale nel giorno di mercoledì, dove tutte le pizzerie si alterneranno continuamente ai forni a legna forniti dalla ditta Valoriani (www.valoriani.it), uno dei simboli mondiali del forno da pizza.
 
Foto dal web
 Ugualmente interessante l’offerta birraria, grazie alla collaborazione di Bieretheque (www.bieretheque.com), ossia di due importanti distributori di settore quali Partesa e Dibevit, sarà possibile degustare nove birre alla spina, oltre ad una vasta scelta di birre in bottiglia, provenienti dai migliori birrifici europei e d’oltreoceano. Infine, per completare l’offerta gastronomica, sarà presente la gelateria artigianale Dolcemente con i sui rinfrescanti e golosissimi tartufi di Pizzo Calabro.
I cancelli apriranno alle 18 e l’evento proseguirà fino a tarda notte. Musica e degustazioni guidate di birra completeranno il programma, che vedrà anche, il mercoledì alle ore 18, un’interessante tavola rotonda sulla pizza.

Una presentazione di due prodotti gastronomici semplici come la pizza e la birra ma proposti nelle loro massime espressioni grazie alla partecipazione di pizzerie e birrifici pluripremiati dalle guide e riviste di settore.
Io e la Giacoma ci saremo...

Informazioni e contatti

Lieviti d’Autore - www.lievitidautore.it
Lunedì 25, martedì 26 e mercoledì 27 Luglio 2016
Dalle ore 18, ingresso libero Pizzeria L’Apogeo - Via Pisanica Int. 136 (nei pressi campo di atletica) 55045 Marina di Pietrasanta (LU) Tel. 0584 793394

 

venerdì 22 luglio 2016

Griglie Roventi 2016



E' arrivato luglio....è tempo di Griglie Roventi!!!!
 
 
Quando e dove?
A Jesolo (VE), sabato 30 luglio 2016, ore 20:30 piazza Torino.
Torna il tradizionale appuntamento con Griglie Roventi, il campionato di barbeque più pazzo dell’estate, giunto all’undicesima edizione.
 

 100 griglie, dove altrettante coppie di cuochi (non professionisti), arrivati da tutta Italia e dall’estero, si sfideranno per decretare il re del barbeque.  Niente costate e salsicce, ma anche quest'anno i concorrenti si sfideranno con diverse tipologie di pesci: un'orata da 300 gr, seppioline, mazzancolle, rana pescatrice o cefalo, sardine del nostro Adriatico.
 Un modo per dare ai partecipanti nuovi stimoli, chiedendo loro di ingegnarsi per creare ricette originali e accostamenti stravaganti. 



I Presentatori?

Come lo scorso anno e per mia grande gioia,  a presentare lo spettacolo  ci saranno il simpatico Moreno Morello e la dolcissima Roberta Ferrari, accompagnati  dalla musica dei Bitols & friends.
Avranno il compito di divertire il pubblico durante la gara, stuzzicando i cuochi e insieme andremo a scoprire i casi più strani e divertenti: negli anni si sono sfidati concorrenti travestiti da eroi delle favole, dei fumetti, della politica, gladiatori e chirurghi, orsi e sirene, creando vere e proprie creazioni colorate con tanto di fuochi d’artificio e costruzioni in miniatura. Ogni anno se ne vedono di tutti i colori nell' arena di Griglie Roventi.
Acrobazie e ricettine creative  per impressionare la giuria, fatta di chef, giornalisti del settore e appassionati gourmet, che oltre a valutare qualità di cottura e gusto del piatto, premieranno anche le presentazioni più curiose e i cuochi più simpatici.

E cosa si vince?

In palio c’è ovviamente una scorta di pesce, vino e birra per continuare a grigliare tutta l’estate, ma soprattutto la soddisfazione di essere ufficialmente i “re del barbeque”. E se la maglia bruciacchiata che decreta l’ultimo classificato è sempre ambita (ultimi, ma con una buona scorta di birra per consolarsi), quest’anno i giurati voteranno un premio in più, la “Coppa Costina”: un modo per premiare gli irriducibili della carne che ogni anno, dopo aver cucinato il piatto di gara, portano con sé costine e salsicce  per continuare la grigliata e così la festa.
Perché il grande spirito della squadra di Griglie è: divertirsi!!!!!

 


Informazioni utili per chi avrà voglia di unirsi a noi.
Griglie Roventi, fatta di buon cibo ma anche di musica, costumi e divertimento vi da appuntamento a Jesolo, sabato 30 luglio. L’iscrizione costa 80 euro a coppia ed è aperta a tutti i maggiorenni, purché non siano chef professionisti.
Il kit di gara che viene dato a ogni concorrente comprende, oltre al pesce, vino, birra, acqua e la perfetta divisa da chef, uguale per tutti.

Spetterà ai concorrenti cercare accompagnamenti, verdure, spezie che valorizzino il pesce e colpiscano la giuria, formata da cuochi professionisti, giornalisti enogastronomici e guidata da diversi anni, da me. Ben felice di esserlo.
Oltre al kit di gara gli iscritti riceveranno in omaggio la griglia su cui avranno cucinato.


E per tutti gli amici social come me...gli ashtag della serata saranno  #griglieroventi16  

 

giovedì 5 maggio 2016

Crostatine al pistacchio di Bronte con marmellata di arance

 Una ricetta che ha il sapore della Sicilia. Profumata e buona come la nostra amata isola.
Ho scelto di preparare una frolla utilizzando all'interno dell'impasto i pistacchi tritati così per un sapore più deciso e ricco di gusto.

L'azienda che ho scelto per questa ricetta è Valle dell'Etna, azienda nata nel 2002 a Bronte, la culla del pistacchio.
 Valle dell'Etna realizza specialità di superiore bontà e di antico sapore, nate dalla tradizione e dalla delicatezza dell'oro verde, come viene denominato il pistacchio di Bronte.
Ingredienti semplici e naturali, Alta qualità delle materie prime e Meticolosa lavorazione artigianale.
In ogni produzione è possibile assaporare l'autentica tradizione dolciaria brontese, tramandata da generazione in generazione attraverso i segreti di antiche ricette lavorate con la stessa passione e cura di una volta.

Potevo non sceglierla per questa ricetta dal sapore siciliano?



Ingredienti:  per 12 crostatine


100 gr di pistacchi tritati
Valle dell'Etna
10 pistacchi sgusciati
500 gr farina 00
250 gr zucchero
250 gr burro
2 uova intere
un barattolo di marmellata di arance


 In una terrina lavorate il burro con lo zucchero. Aggiungete le uova e mescolate con una forchetta. Versate poi la farina e per ultimo i pistacchi tritati .  Impastate con le mani affinché in composto prenda una consistenza compatta e morbida. Potete stendere direttamente la frolla senza farla riposare in frigorifero. Stendete quindi la base sullo stampo da crostatina precedentemente imburrato e infarinato e riempite con marmellata di arance. Chiudete con le strisce di frolla, come la più classica delle crostate e guarnite con i pistacchi sgusciati . Cuocete in forno a 180° per 20 minuti.

Potete utilizzare anche gli stampini monouso di alluminio (esistono in commercio sia da muffins o tortino che da crostatina o pie) .

venerdì 4 marzo 2016

Ad Olio Capitale arriva l'OIL BOAT

Sabato 5 marzo alle 12.00 presso la Stazione Marittima di Trieste 

Ad Olio Capitale arriva l’OIL BOAT 

Un aperitivo in barca a base di extravergine delle Città dell’Olio per aiutare i bambini meno fortunati
 
 
 
 


Si chiama OIL BOAT ed è l’attesissima novità della X edizione di Olio Capitale Trieste.
 
Una barca a vela, messa a disposizione dalla Società Triestina della Vela ASD che nella giornata di apertura del Salone degli Oli extra vergini tipici e di qualità, la grande fiera organizzato da Aries in collaborazione con Camera di Commercio di Trieste, PromoTurismoFVG, Unicredit e Commanderie des Cordons Bleus de France-Delegazione italiana, sarà ormeggiata di fronte all’ingresso della Stazione Marittima e ospiterà un gustoso aperitivo sull’acqua in programma dalle 12.00 alle 14.00, con bruschette all’olio realizzate con il pane di Matera e l’extra vergine dei produttori delle Città dell’Olio.
 
 Un’iniziativa importante soprattutto perché avrà una finalità benefica. Olio Capitale, infatti, aderisce con entusiasmo al progetto “Sailing for Children” nato dalla collaborazione tra Società Triestina della Vela ASD e Lloyd's Register, coinvolgendo i propri espositori nella donazione di una bottiglia di extra vergine.
La Società Triestina della Vela ASD utilizzerà le bottiglie donate come premi per la lotteria legata ad una manifestazione velica e il ricavato sarà devoluto alle associazioni Calicanto, Azzurra e Luchetta Ota D’Angelo Hrovatin, molto attive nella promozione di attività sportive rivolte a bambini meno fortunati e diversamente abili. Sailing for Children è un progetto che portiamo avanti con orgoglio e soddisfazione dal 2010 - spiega Fabio Zlatich past president della Società Triestina della Vela ASD - ogni anno in media abbiamo raccolto tra i 5 e i 9 mila euro, ma soprattutto abbiamo permesso ai ragazzi diversamente abili di vivere la loro “giornata particolare”, entrando a far pare dell’equipaggio delle imbarcazioni a vela che partecipano alla manifestazione. Potete immaginare la loro emozione nel fare un’esperienza così forte e la nostra commozione nel vederli realizzare il loro sogno”. “L’Associazione Nazionale Città dell’Olio si è fatta promotrice di questa importante iniziativa benefica - ha dichiarato il presidente Enrico Lupi - perché crediamo che il mondo dell’olio e il mondo dello sport possono farsi portatori degli stessi valori, primo fra tutti il rispetto delle diversità. I produttori di olio sanno bene che la biodiversità del nostro territorio, la varietà delle nostre cultivar, rappresentano per l’olivicoltura un bene prezioso: la nostra ricchezza e la nostra identità.
Per tutti noi  la diversità è una risorsa su cui puntare. Inoltre, crediamo molto nell’educazione delle nuove generazioni, per questo ci impegniamo a diffondere la cultura dell’olio con progetti educativi nelle scuole, concorrendo così alla crescita di una nuova consapevolezza nei bambini che sono i consumatori di domani.


mercoledì 2 marzo 2016

Hamburger Gourmet Montana con cipolle caramellate, parmigiano e balsamico stravecchio


La mia ricetta di oggi per voi è un panino. Ma non un semplice panino.
Ho scelto Montana e Montana ha scelto me per un hamburger gourmet e credetemi se vi dico che non è il solito hamburger.

Questo hamburger è proprio quello che piace a me. Alto, grosso, saporito, gustoso, fatto con carne bovina 100% italiana e con gli ingredienti giusti è capace di diventare unico.

Per questa ricetta, ho scelto ingredienti della mia terra d’origine: L’Emilia.
Una regione che mi porta a casa, sempre, nonostante la mia adozione veneta. L’Emilia è per me ritornare ai sapori genuini, ai ricordi d’infanzia, al profumo dell’aceto balsamico e al gusto unico del parmigiano reggiano. Gli emiliani sono persone vere, autentiche, simpatiche e con una grande voglia di metterci l’anima in quello che fanno. E allora scegliere di fare una ricetta, un video per persone così, è ancora più bello non credete?

Ma per essere un vero panino con l’hamburger ho scelto il tipico Bun morbido e dolce per accompagnare la mia ricetta. Siete pronti per lasciarvi tentare da me e da Montana?”



venerdì 26 febbraio 2016

Olio Capitale 2016







Dal 5 all' 8 marzo 2016 si svolgerà a Trieste, nelle prestigiose sale della Stazione Marittima, la 10a edizione di Olio Capitale, la più importante fiera specializzata interamente dedicata alle migliori produzioni di olio extravergine d'oliva


Olio Capitale spegne dieci candeline e propone una decima edizione stellare. 
Con ben 300 produttori presenti, ristoratori triestini, degustazioni guidate, lezioni di cucina con chef stellati e approfondimenti tecnici.

 Ci saranno poi molti giornalisti stranieri provenienti da Svezia, Austria e Gran Bretagna grazie a un progetto finanziato dal Comitato olivicolo internazionale.
 E poi ci sarete voi, i tantissimi visitatori,  i gastronomi, i curiosi sempre più
preparati e attenti alla qualità.


Olio Capitale è un appuntamento importante anche per la città di Trieste nel cui centro saranno posizionate 90 piante d’olivo in corrispondenza degli esercizi  commerciali al cui interno si troveranno i biglietti ridotti. 

Novità sarà, come vi accennavo, la partecipazione a Olio Capitale di chef stellati, come ha confermato con entusiasmo Emanuele Scarello, chef patron del risotrante "Agli Amici" di Udine. "Quando mi hanno proposto di partecipare non ho esitato un secondo perché l’ho sempre frequentato e trovo che vi si faccia qualcosa di grande e importante - ha spiegato  -. Olio Capitale è un salone importantissimo perché come si abbina il vino di qualità ai migliori piatti lo stesso si deve fare con l’olio, soprattutto considerando che l’olio d’oliva è alla base della dieta mediterranea patrimonio dell’Unesco. Posso già anticipare che preparerò un biscotto alla bianchera con il cioccolato per celebrare l’arrivo di questi 300 espositori e la grande affluenza di pubblico che sono certo ci sarà>. 


Il programma della manifestazione è ricchissimo di appuntamenti quindi vi consiglio di visitare il sito www.oliocapitale.it


Perchè visitare Olio Capitale?
Per conoscere direttamente i produttori e comprare l'olio più giusto per te in una salone che presenta centinaia di produttori.
Per imparare dagli esperti come assaporare e scegliere un buon olio. Seguire i mini corsi d'assaggio e partecipare alla giuria che premierà gli oli migliori. ( Iscrizioni alla reception della fiera.)
Per imparare dai migliori chef il corretto abbinamento olio/pietanza con dimostrazioni e assaggi nella Scuola di Cucina di Olio Capitale.
Per passare una giornata all'insegna del bello, del giusto e del buono.
Io ci sarò e vi racconterò tutto sui miei canali social e sul blog.


Orari: sabato, domenica e lunedì 10-19 martedì 10-14.
 

 

domenica 7 febbraio 2016

Torta di mele e olio al limone

Una delle ricette più amate del blog è la  mia torta di mele. Che più che una torta è un impasto di mele, soffice e profumato. La faccio da sempre, lo sapete, è la torta con cui ho fatto innamorare mio marito. E' uno dei miei cavalli di battaglia. Ma.
C'è un Ma.  Sto provando a dimagrire qualche chilo ma ogni tanto sento la carenza dolce e allora, per evitare di addentare il primo biscotto o il primo cioccolatino in casa, ho pensato di "regalarmi il  mio momento dolce" con una torta da mangiare a piccole dosi, certo.
Allora ho improvvisato. Ho sostituito la parte dolce, la parte grassa e ho creato questa ricetta.
E' una dolce e deliziosa alternativa a chi non utilizza né burro, né zucchero raffinato. Se non avete il miele, potete utilizzare lo sciroppo d'agave o lo stevia (ma in quantità ridotte, mi raccomando).
 Fatemi sapere se l'avete fatta e le vostre impressioni.
#momentidifelicità
 
 


venerdì 5 febbraio 2016

Paella de pescado y verduras

Quando dico Paella, la bocca si riempie, quando pronuncio la parola già dà a presagire un piatto ricco, opulento, pieno, tondo. Non vi pare?

Paella, quante varietà, quanti ingredienti differenti tra una regione di Spagna e l'altra, tra una città e l'altra, tra una casa e l'altra. Ognuno dà la sua versione como la origìnal.

De pescado, de mariscos, con pollo, valenciana, catalana, con verduras, quante ravianti per un solo piatto.

Un risotto direbbe qualcuno, banalmente, ma un risotto non è, "la paella nececita una cottura lenta" diceva Segundo, uno spagnolo trapiantato in Brasile che una sera di tanti anni fa ci preparò nella splendida isoletta di Ilha Bela, la più buona paella della mia vita. Ricordo ancora come fosse ieri quel pomeriggio in cui Segundo con amore, calma e tranquillità iniziò il rituale. Prima la carne, poi il pesce, poi le verdure e lo zafferano e per ultimo il riso. Una paellera immensa, ricordo che eravamo in 20 persone circa e lui preparò nel giardino di casa, sul bbq, questa meraviglia per gli occhi e per il palato.

Vi dico la verità, non ho mai letto ricette della paella su libri, siti o quant'altro. Per me la paella è quella che ho visto, ho assaporato passo dopo passo, è quella che ho gustato, per me la paella è quella di Segundo.

E ogni volta che la preparo, inizio il ritual.

giovedì 4 febbraio 2016

Cake pops al cioccolato bianco

Mezzo plum cake che girava per la cucina da giorni e la voglia di creare una merenda golosa ai miei bambini.
Ma di quelle golose che piacciono a loro... cioccolato, confettini... e allora ho pensato a qualcosa di veloce ma anche che potesse trasformare il mezzo plumcake in qualcosa di bello e appetibile.
Vi stuzzica? Allora seguitemi in cucina...
(Un po' di tempo fa, ne ho fatti anche una versione con il cioccolato al latte e le mandorline di Siena. )


lunedì 1 febbraio 2016

Le donne della Vite


Nasce l’Associazione delle Donne della Vite


un «nuovo luogo» per guardare alla viticoltura e al vino


ispirandosi a Etica, Estetica e Bellezza

 

Le fondatrici dell’Associazione Donne della Vite sono agronome e giornaliste con storie, esperienze e professionalità molto diverse, nelle quali si riassume il modo distintivo e creativo in cui le donne sanno esprimersi all’interno di una stessa professione.  Valeria Fasoli, Alessandra Biondi Bartolini, Laura Passera, Lorena Troccoli, Costanza Fregoni, Giulia Tamai e Clementina Palese.

Chi sono le donne della vite che stiamo cercando?

Sono agronome, enologhe, giornaliste, comunicatrici, ricercatrici, analiste, ristoratrici, sommelier, ma anche creative. Il loro denominatore comune è la vite e tutto il mondo che gira intorno ad essa e al vino. Un mondo a cui le fondatrici propongono di guardare da un’angolazione nuova, e per così dire laterale, di condivisione e reciproco riconoscimento, di creatività e innovazione, di comunicazione e anche di capacità di fare.

Perché nascono le donne della Vite?

Nascono con l’obiettivo di creare un punto di riferimento e un’occasione di aggregazione per le donne che operano nel mondo vitivinicolo, in cui raramente si trovano a lavorare insieme e a condividere progetti, e per valorizzarne il ruolo in un settore in cui sensibilità, capacità e professionalità femminili rischiano di non essere comprese in tutto il loro valore.

In una visione ampia, nuova e articolata, ispirata dai valori di etica, estetica e bellezza, le Donne della Vite sceglieranno nuovi e coinvolgenti strumenti per le attività culturali, formative e divulgative dell’Associazione; costruiranno una «rete culturale» di incontro e crescita nella quale condividere anche informazioni professionali, come ad esempio i risultati di sperimentazioni che spesso rimangono nei cassetti dei ricercatori.
«All'inizio non avevo le idee chiare – racconta Valeria Fasoli, presidente della neo associazione e agronomo viticolo – ma la necessità e il desiderio di far emergere nella mia professionalità anche gli aspetti che rischiavano di restare sommersi e che rispecchiano valori per me fondamentali come etica, estetica e bellezza nei luoghi, nelle persone, nelle cose di tutti i giorni. Poi ho incontrato compagne di viaggio con esperienze, competenze, nonché punti di vista differenti e il mio sogno è diventato realtà e l'idea iniziale si è concretizzata grazie alla forza del gruppo. Ora il filo conduttore è il desiderio di creare lo spazio e la cultura per un sistema di valori nei quali crediamo sia possibile collocare agricoltura e vitivinicoltura in particolare. È questo il “nuovo luogo”, in cui principi e regole sono diversi, nel quale nel nostro manifesto invitiamo donne e uomini ad entrare».



 
L’attenzione al territorio e al paesaggio, come bene comune che il mondo vitivinicolo è chiamato a conservare e sostenere con pratiche etiche e sostenibili, sarà uno dei primi temi che le Donne della Vite affronteranno nelle loro attività.
«Il paesaggio viticolo nel suo valore e significato ampio di conservazione dell’ecosistema spiega Clementina Palese, giornalista professionista, che dell’associazione è vicepresidente si inscrive perfettamente nel perimetro di principi che ci siamo date».


Il valore culturale ed estetico del paesaggio quindi, che nella visione etica delle Donne della Vite travalica la valorizzazione della territorialità dei vini, si integra perfettamente con un nuovo concetto di qualità.
«Un paesaggio viticolo “impastato” del luogo, dalle altre specie vegetali alle costruzioni rurali, è irriproducibile, peculiare e riconoscibile e rappresenta un elemento di valorizzazione in sintonia con l’emergere di un consumatore evoluto e attento continua Palese. Un paesaggio viticolo “bello da guardare” evoca emozioni che si trasmettono inconsciamente fino alla qualità percepita del vino».


Mi sembrava bello poter condividere con voi lettori questa nuovo punto di partenza, questo nuovo luogo tutto al femminile, unito attorno alla Vite che è Vita.
Sentirsi parte di un qualcosa, restare unite, difendere le proprie idee e i propri valori, comunicarli nel modo corretto,  ecco questo è qualcosa di cui amo sempre parlare.
www.donnedellavite.com
 
 

giovedì 28 gennaio 2016

Dolcetti integrali con carote e mix di semi

Un po' di tempo fa, scrissi un post sugli ingredienti che non devono mai mancare in una cucina...e i semi erano tra questi. Perché sono buoni, perché fanno bene  e perché li metterei davvero ovunque.
Nelle zuppe, nelle insalate, nel pane, nei dolci.
Oggi si trovano praticamente in ogni dove (non solo negozi Bio) in confezioni singole o in mix di frutta secca e semi, aromatizzati o al naturale.
Per voi,  ho rivisitato la mia torta di carote (che tanto amate) con: farina integrale, fruttosio e mix di semi e ho creato dei piccoli dolcetti  sempre pronti per la colazione, la merenda o uno spuntino serale. (anche per chi è attento alla linea)

martedì 26 gennaio 2016

Vellutata di ramolaccio nero con carote viola

Conoscete il Ramolaccio nero? (chiamato anche rapa d'inverno.)
Assomiglia ad una rapa con una polpa bianca come la neve e una scorza nera come la pece.
Fa parte della famiglia delle crucifere. E' una varietà di rapa come il ravanello.
Ero curiosa di conoscere qualcosa in più di questo tubero molto raro e così ho consultato i miei tanti libri di scuola che non mi abbandonano mai.
Una piacevole scoperta ricca di tantissime proprietà benefiche e dal gusto piccantino ma non troppo.
Questa rapa contiene principi attivi quali la vitamina B e C e contiene un olio piccante che conferisce un gradevole gusto pungente e un'azione aperitiva e stimolante. Un misto fra il daikon e il rafano.
Ottimo  come rimedio della tosse. In che modo? sotto forma di sciroppo con la polpa lessata della rapa messa a macerare con il miele per una notte.

Rafano, verza, carote viola e ramolaccio: nella mia cucina
 

lunedì 25 gennaio 2016

Zuppetta di ceci, funghi chiodini e cicoria

Ultimamente si sente tanto parlare di comfort food.
Ma cosa si può definire cibo del conforto? Un sapore, una ricetta che ci fa star bene, ci coccola, ci scalda, ci ricorda un momento casalingo, dell'infanzia ma non solo.
Io amo i comfort food come direbbe Nigella. Amo le ricette semplici, autentiche, che scaldano il cuore. Soprattutto nei mesi freddi.
A cominciare dalla torta di mele. Il mio sweet comfort food per eccellenza. E lo sapete.
Ma se parliamo di piatto salato sicuramente le zuppe .
Zuppe di verdure, creme di legumi.
La zuppa è un piatto che ricorda la mia terra, la mia famiglia. La Puglia. Mio nonno. 
E allora ho pensato a due ingredienti che lui amava da buon pugliese: i ceci e le catalogne.
In Puglia è più facile assaggiare favenette e cicore, purè di fave secche con cicorie di campagna. (Altro piatto che adoro e che mi riporta indietro nel tempo).
 Ma oggi per voi, per me, per lui ho preparato questa calda zuppetta del ricordo.
Un dolce ricordo.



lunedì 11 gennaio 2016

Panini all'olio di olive e mandarini "marzuddu"

Qualche mese fa ho avuto modo di seguire una degustazione dell'azienda olearia Coppini (di cui presto vi parlerò) e ho avuto il piacere di assaggiare degli olii extravergini di oliva meravigliosi ma anche dei condimenti ottenuti dalla frangitura contemporanea di olive e... limoni, olive e arance, olive e rosmarino.
Oggi ho scelto olive e mandarini "marzuddu" per una ricetta buona e semplice da accompagnare al mio menu a base di pesce.


venerdì 8 gennaio 2016

Gnudi gnudi!

Sapete perché si chiamano così? Lo dice il nome stesso, perché sono Ignudi, nudi. Ravioli senza pasta o  Gnocchi di ricotta o semplicemente... una ricetta buonissima.
Di origine toscana per l'esattezza. Eleganti, leggeri, essenziali se usate ingredienti di ottima qualità.
Gli gnudi più classici sono quelli con gli spinaci nell'impasto conditi con burro, salvia e parmigiano.
Oggi ve ne darò una versione in rosa, con spalla cotta affumicata e parmigiano reggiano delle vacche rosse... spero vi piaccia.
Pronti a seguirmi in cucina?




Ingredienti:
1 kg di ricotta di ottima qualità
100 gr di parmigiano reggiano delle vacche rosse
2 fette spesse di spalla cotta affumicata
noce moscata grattugiata
4 cucchiai di farina 00
1 uovo
semola per infarinare gli gnudi
sale e pepe
burro di ottima qualità (per condire)
2 cucchiai di parmigiano reggiano delle vacche rosse (per condire)
semi di papavero o salvia

Mettete la ricotta in una ciotola con una presa di sale e pepe, la spalla cotta a dadini, grattugiatevi dentro il parmigiano e un po' di noce moscata, la farina 00 e l'uovo. Amalgamate il tutto e formate delle palline.  Infarinate generosamente di semola un vassoio e rotolate le palline all'interno. Con queste dosi dovrete ottenere circa 40 gnudi. Quando tutte le palline saranno rivestite di semola, lasciate a riposare in frigorifero per diverse ore affinché la semola assorbirà il liquido della ricotta, dando agli gnudi un rivestimento delizioso. Cuocete in acqua bollente salata per 3 minuti e passate in padella con il burro e un po' di acqua di cottura, aggiungete il parmigiano reggiano e i semi di papavero creando un'emulsione buonissima.
Servite e gustateli gnudi gnudi

martedì 5 gennaio 2016

Barrette croccanti

Ieri sera sfogliando vari ricettari di autori anglosassoni, mi sono imbattuta in questa ricetta e così prima di andare a letto, mi sono messa all'opera e l'ho condivisa con voi sui social, leggendo un piacevole interesse... cosa c'è di più bello che cucinare pensando a qualcuno?
Io preparavo queste barrette pensando a voi che le avreste  apprezzate e rifatte sicuramente.
Mi sono così incuriosita che questa mattina mi sono messa alla ricerca di altre possibili barrette da preparare e ho condiviso i miei pensieri con Alessandro, il mio vicino pasticcere (che mi sostiene sempre). Ps. non vi ho ancora parlato di lui? Ho fatto male, ve ne parlerò presto.
Continuiamo ora con la ricetta delle piccole e croccanti barrette di frutta secca e avena che vi avevo promesso.
Io le ho confezionate in una bella scatola di latta pronte per il pranzo di domani a casa di amici. Dite che piacerà il regalo?

domenica 3 gennaio 2016

Apple pie per augurarvi un anno felice

Il mio primo post dell'anno.
 
Per augurarvi di essere felici.
 
La vostra felicità e quella di chi vi sta accanto.
 
Non potrei desiderare di più per voi, per noi.
 
 
 
Che sia uno splendido 2016,
 
un anno di  certezze,
 
di consapevolezze,
 
di amore con la A,
 
di amicizie vere,
 
di baci,
di abbracci,
 
di sguardi,
di risate sincere,
di sorrisi,
di lavori appaganti ,
di viaggi meravigliosi ma
anche di sogni che finalmente escono da quel cassetto.
Che sia un anno di noi!
 
 

E per me, che lo sia

Con nuove ricette da creare e
nuovi corsi da organizzare per voi,
nuove fiere dove andare,
tanti progetti da realizzare,
nuovi libri da leggere e da scrivere,
un marito da amare, da accompagnare,
due bambini da coccolare, da seguire, da guidare,
amiche di sempre a farmi compagnia,
tante idee da rendere uniche,
Sempre con le mie mani, con la testa e con il cuore.
 
E sempre con voi accanto. Perché quando si decide di aprire un blog,
 
lo si fa per condividere,
 
per appartenere ad un qualcosa
 
e quel qualcosa siete voi che mi seguite, mi consigliate, mi apprezzate e mi volete bene.
 
E allora questa ricetta è per voi,
 
con tutto il cuore.
 
 
 
Apple pie
 
Ingredienti:per una torta chiusa
per la pasta brisée
320 gr di farina 00
1 cucchiaio di zucchero
1 cucchiaino di sale
300 gr di burro freddo
7 cucchiai di acqua ghiacciata
***
per il ripieno
1 Kg e 1/2 di mele (granny Smith, fuji, Golden)
150 gr di zucchero
30 gr di farina
succo di mezzo limone
1 cucchiaino di cannella in polvere
30 gr di burro
 
Per la pasta brisée mescolate la farina, lo zucchero, il sale nel robot da cucina o a mano in una ciotola. Unite il burro freddo a pezzetti e lavorate fino ad avere un composto bricioloso. Unite l'acqua e lavorate finché l'impasto si compatti. Formate una palla, chiudetela nella pellicola e lasciate riposare in frigorifero per 10 minuti.
Rovesciate poi l'impasto freddo su un piano di lavoro, dividetelo a metà e iniziate a stenderlo con il mattarello fino ad ottenere due cerchi più o meno uguali. Con uno foderate una tortiera da 23 cm e riempite con il ripieno di mele.
(per il ripieno tagliate le mele a pezzetti, mescolatele con lo zucchero, la farina, il succo di limone , la cannella e il sale. tutto a crudo. )
Adagiate il secondo disco sul ripieno. Rifilate la pasta che sborda e premete i bordi per sigillare. Praticate 4 tagli sulla superficie, spennellate con un tuorlo sbattuto e cospargete di zucchero semolato. Se vi rimane un po' di impasto create delle foglioline da decorare la torta.
Infornate per 40 minuti a 180° .
Lasciate raffreddare e servite con una pallina di gelato alla vaniglia o  da crema inglese. 

 

 La ricetta dell'Apple Pie è di Martha Stewart
 

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